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Full text of "Da Caporetto alla vittoria"

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V. E. ORLANDO 

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 


DA CAPORETTO 
ALLA VITTORIA 


2/ EDIZIONE 


MILANO 

CASA EDITRICE RISORGIMENTO 














V., E. ORLANDO . 

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 

DA CAPORETTO 
ALLA VITTORIA 

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MILANO 

CASA EDITRICE RISORGIMENTO 


1918 







Proprietà Letteraria 





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O/lO 'L 

V. E. ORLANDO 


t 


^ L attuale Presidente del Consiglio dei Ministri ha 
avuto la ventura di diventare cafo del Governo, d'Ita¬ 
lia nell ora di una suprema crisi nazionale ^ e la sua 
^ fortuna 'politica ha potuto splendidamente coincidere 
y col risorgere della fortuna della Patria. Un giorno, 
^ quando gli avvenimenti che oggi assorbono tutte le 

# energie del Paese saranno diventati la gloriosa storia 

* della nuova Italia, Von. Orlando potrà orgogliosamente 
ì 7ico?da7e agli Italiani: — Io sofio il Presidente che 

ha raccolto l’eredità di Capar etto. 

Infatti ha diritto a molla gratitudine Vuomo che du- 
^7a7ite ima torbida eclissi della nazione mostrò di con- 
H^ervare un raggio di lucida intelligenza e un palpito 
di fede invitta. Capar etto chiude, ed auguriamoci per 
sempre, un periodo della storia italiana dai colpevoli 
'Htimismi, dal culto dei voluttuosi abbandoni ai sogni, 
^ '.alla rigogliosa prosperità delle imprevidenze, dalla 
Speranza di superare gli ostacoli con i vizi degli av¬ 
versari più che con le proprie virtù, e dal bisogno di 
r^7ion soffrire operando. L'Italia sembrava volesse con- 
^quUtare uno dei ^nassimi posti fra le grandi nazioni 
^^se7bondosi refrattaria al dolore, sembrava volesse con¬ 
quistare una delle piu fulgide vittorié senza sacrifizi, 
c nessuno le aveva detto aiicora che senza dolore noi'i 


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ci son /9 vere grandezze. Perciò Caforetto bruscamente 
disperse con una terribile scossa di realtà il sogno della 
bella addormentala. 

La cattedra e il Parlamento hanno formato questo 
felice temperamento di statista. Egli conobbe una delle 
doti più essenziali per un solido uomo di Governo : 
sapere aspettare. Non ha infatti avuto fretta di arri- 
vare^ pur avendo cominciato presto ad ambientarsi nel- 
Vatmosfera governativa. Quando Von. Salandra 7 iel '914 
lo chiamò al dicastero della Giustizia Von. Orlando 
non era più ministro dal 1905, ed aveva allora com 
piuto un felice esperimento di amministratore ìiella 
Pubblica Istruzione. Dal ^905 al ^914 aveva tranguilla' 
7 nelite aspettato, per quanto tutti i Gabinetti avessero 
sollecitato la sua collaborazione. Egli preferiva osser¬ 
vare e studiare la politica nel Parlamento continuando 
ad illustrare la cattedra di Diritto Costituzionale al- 
VAteyieo. In quel periodo Von. Orlando si era guada¬ 
gnata la fama di convinto ed audace democraticoj ed 
era perciò designato a presiedere uno dei Gabinetti 
più democratici della coalizione parlamentare. 

Nel gabinetto Salandra costituì la garanzia di una 
politica sostanzialmente liberale e democratica anche a 
fianco di uomini che potevano accentuare il .significato 
di uE amalgama conservatrice ; passando alVlnt^rno nel 
gabinetto Boselli gli piacque considerarsi Vemanazione 
di 7 tuovi orizzonti in una branca così importante della 
cosa pubblica. 

Questo è il perìodo più discusso e più tormentato 
della sua opera politica. La guerra saggiava sulla pie¬ 
tra di paragoìie della compagine nazionale partiti ed 
idelogie; trasformava concezioni; disperdeva illusioni; 
richiamava ogni funzione di governo alla suprema ne 
cessità di resistenza dello Stato. Non. Orlando più che 



un dottrinario sembrò un e^npirico della politica inter¬ 
na, e talvolta Vindugio negli esperimenti e nelle tran- 
sazioni fu giudicato fiacchezza. Lon. Orlando volle 
forse che le cose gli dicessero quale dovesse essere e 
non che egli dicesse alle cose quali dovessero essere. 
Una volontà ad ogni modo ebbe continuamente sve¬ 
glia : non accentuare le discrepanze della compagine 
politicaj salvare la disciplina nazionalej portare ai fini 
della resistenza unitaria tutti con la coscienza del pro¬ 
prio dovere. 

E quando venne Vora della crisi suprema egli non 
esitò un momento y non si distrasse dalla métaj non ebbe 
dubbi nella scelta dei mezzi per raggiungere il fine. 
Si era accorto che nelle sue mani era adagiato un 
grande ammalato : il popolo italiano; e intese di po^ 
ter e essere il medico degnamente. 

Leggendo i discorsi pronunziati nel Parlamento e 
fuori da Caporetto al Piave dalVon. Orlando si può 
avere una precisa nozione del suo squisito tempera¬ 
mento di governante. Dialettico e liricOj misurato e 
fiiiidoj chiaro e convincente sempre. Ha saputo essere 
per questo il dominatore di una sua maggioranza par 
lamentare senza esorbitanze padronalij più che altro 
come un legittimo conquistatore di una posizione di 
prMordine. Le sane correnti della tradizione storica 
nazionale circolano nelle sue idee con straordinario ca^ 
lore comunicativoj e fra i meriti preclari della sua 
opera deve essere segnalato Vaccostamento alla più 
larga concezione della guerra integrale e dei suoi fini 
internazionali. A lui si deve perciò la ripresa^ nelle 
sfere ufficialij di una politica estera propagandata inde¬ 
fessamente dagli agitatori del nostro Risorgimento ; la 
alleanza con i popoli Slavi per ima comune lotta anti- 
austriaca fondata fra i rappresentanti delle due nazio- 


— 6 — 


nalitàj ha avuto neìVon. Orlando il 'più caldo ed effi¬ 
cace patrocinio. 

Con la sua squisita sensibilità politica Von. Orlando 
ha compreso che la politica di una grande nazione mo¬ 
derna non deve più esser fatta se non alimentandola 
delle stesse linfe vitali che alla nazione hayino dato 
origine^ e questa certamente è la pagina più meritoria 
di tutta Vopera delVon. Orlando. 

1 due discorsi pronunziati Vuno alla Camera dei De¬ 
putati il 22 dicembre 1Q17 e Valtro al Senato il 22 mar¬ 
zo 1918 sono due splendidi saggi di eloquenza e di 
sapienza politica; da essi esce una simpatica e virile 
figura di latinoj fusa nel mirabile equilibrio ÓÀ uomo 
idealista e realista, veramente innamorato del proprio 
Paesej e capace di guidarlo a certe fortune. 

La sua alta parola avrà una nuova potente ecOj dif¬ 
fusa come sarà, da questo nostro opuscolo a migliaia 
di copiej in ogni strato del Popolo Italianoj a rendere 
tutti certi che la vittoria- delVItalia è sicura e sarà 
grande e compiuta. 

20 ottobre 1918. 




Telegramma 

al nuovo Generalissimo 


Roniaj 9 novembre 1917. 

A S. A. il Generale Diaz - Capo di Stato Maggiore 
delTEsercito - Zona di Guerra. 

(( Con animo che V. E. ben cornarencLeanche se le 
mie far ole non tentino ài esprimerlo intero j invio al- 
VE. V. un cordiale saluto eà un fervido augurio. 

(( Il Govèrno ed il Paese ben sentono la formidabile 
gravità delVora; ma in essi resta incrollabile la fede 
che VEsercito dUtalia saprà compiere tutto il suo do- 
verOj perchè ogni lembo della Patria sia liberato dal- 
Vinvasione e la giusta causa ottenga la meritata vit^ 
toria ». 





Dopo Caporetto 


Discorso tenuto alla (Camera dei Deputati 

Roma, 14 novembre 1917 


Onorevoli colleghi! 

Gli avvenimenti militari delle ultime tre settimane 
han determinato per l’Italia una situazione di cui l’ec¬ 
cezionale gravità non deve essere neppure attenuata 
parlando da uomini forti a un popolo forte « sereno, 
quale si è rivelato il Popolo Italiano. Il nemico, aiu¬ 
tato da insperate e concorrenti fortune, ha potuto por¬ 
tare contro di noi forze preponderanti. L’Italia ha ora 
di fronte non soltanto tutto Tesercito austriaco in que¬ 
gli elementi, che ne costituiscono la valida efficienza, 
ma le più poderose riserve dell’esercito germanico. 

Bastava ciò per creare una situazione militare per 
noi assai difficile ; ma altri eventi sfortunati hanno pure 
concorso a determinare la necessità di una ritirata, af¬ 
finchè il grosso delTesercito potesse trarsi in salvo. 




IO 


E così per la sola ragione strategica, abbiamo dovuto 
abbandonare senza combattere, coi cuore sanguinante, 
non solo le posizioni strappate al nemico in trenta mesi 
di aspre e gloriose battaglie, ma benanche Terre dT- 
talia : Terre le più italiane fra tutte, perchè fieramente 
guardavano il confine. Le porte orientali dTtalia fu¬ 
rono aperte alPinvasione ; e il nemico accampa in Città 
che erano baluardi di fede e di anima italiana. 


La fiducia neWEsercito 


L’esercito nostro che tante mirabili prove di valore 
aveva dato, ha subito così una di quelle avverse vicen¬ 
de, cui la storia militare di tutti i tempi dimostra che 
neppur gli eserciti più agguerriti e gloriosi arrivano a 
sottrarsi. Questo nostro esercito noi l’acclamammo nei 
giorno della vittoria; con animo immutabile lo accla¬ 
miamo nell’ora dell’avversità. Nè occorre ricordare gli 
episodi di eroismo e di sacrificio, onde pur la scia¬ 
gura stessa si avviva di epica luce, per riaffermare in¬ 
nanzi tutto la nostra fede nei nostri soldati e dire ad 
essi tutto il nostro amore e la nostra solidarietà. Quei 
figli nostri ben sanno che dietro di loro sta tutto un 
popolo intero, che da essi attende la sua salvezza ; vi 
sono le loro case e le loro famiglie ; vi sono le fonti 
del loro lavoro, della loro libertà, della loro dignità 
umana; v’è, in una parola, l’Italia! 

E accoglieranno i soldati nostri il fiero grido d’inci¬ 
tamento, che si eleva da una gente nostra, da una 
parte dei nostri fratelli, che invocano la loro terra ab¬ 
bandonata al sopraggiungere del flagello distruttore. 
Io ho veduto le lunghe file dolorose, che si vanno dif¬ 
fondendo per le varie parti d’Italia ; molte, parole ho 
udite di accoramento e di rimpianto, ma non un ac¬ 
cento solo di disperazione o di viltà ; non un grido 



solo che non fosse di affetto per la Patria, i cui destini 
avevano imposto il grande sacrificio. Questo spettacolo 
di infiniti dolori, così nobilmente sopportati, mentre 
determina una magnifica manifestazione di solidarietà 
nazionale, addita al Governo precisi doveri, che si sfor¬ 
za di assolvere, pur tra le difficoltà create dalla stessa 
vastità del disastro e dalla maniera violenta ed improv¬ 
visa ond’esso è avvenuto... 

Il Governo ha tutta la coscienza della gravità del- 
Pora. Esso desidera di affrettare una discussione ampia 
e profonda sulla situazione, in rispetto tanto agli avve¬ 
nimenti del passato, quanto ai propositi per Pavvenire. 
Ma ora, mentre Pinvasione nemica ancora preme mi¬ 
nacciosa, importa agire e non discutere; bisogna, anzi, 
evitare una discussione, che riesca di danno alPazione. 

Ed un campo, appunto, di azione era determinato 
dall’opportunità di stabilire immediati e più intimi con¬ 
tatti con gli Alleati ; ma per quanto rapida fosse stata 
la nostra decisione a tal proposito, ci è grato il dire 
che essa fu prevenuta. 


La solidarietà degli Alleati 


La premura, con la quale i Governi alleati di Fran¬ 
cia e di Inghilterra intrapresero l’invio di loro vaio 
rose truppe fra noi alla riscossa contro il comune ne 
mico, ha destato un’eco profonda nel sentimento dì 
tutta la Nazione italiana. 

Tale pronto ausilio, spontaneamente recatoci, ha nuo¬ 
vamente dimostrato quanto intera e leale sia la soli¬ 
darietà della Francia e dell’Inghilterra verso di noi; 
ed è quale nell’ora dell’avversa fortuna, l’Italia poteva 
attendere da esse dopo due anni e mezzo di guerra, 



12 


vaiorosamente combattuta per i comuni ideali. Ed in 
questo momento, in cui truppe inglesi e francesi si 
apprestano a schierarsi in linea, io vi chiedo che al 
loro valore e al loro leale cameratismo giunga il plauso 
della Camera italiana. (/ ministri eà i deputati si le¬ 
vano in piedi — Vivissimi generali prolungati applausi). 

E’ la prima volta che le fiere truppe di quella mera¬ 
vigliosa manifestazione di volontà e di forza nazio¬ 
nale, che è Pesercito inglese, vengono in Italia a com¬ 
battere; ma già altra volta in Crimea ed ora sul fronte 
macedone, soldati inglesi e soldati italiani si son po¬ 
tuti conoscere ed apprezzare. Non è, invece, la prima 
volta che il sangue dell’esercito francese è per bagnare 
il suolo d’Italia, in difesa della libertà : della libertà 
nostra a Magenta e a Solferino ; della libertà comune 
a tutte le genti, domani. Tanto il Governo sente il 
dovere di riconoscere e dichiarare tali prove di per¬ 
fetta solidarietà, in quanto che una delle tante perfidie 
del nemico si manifesta attraverso la diffusione di no 
tizie malignamente inventate intorno a ingiustificate 
trascuranze e a vessatorie condizioni dei nostri Alleati 
contro di noi. E’ bene che sia rivelata la fonte impura 
di tali false notizie, perchè chi le divulghi sappia che 
per tal modo si rende più o meno volontario strumento 
di una insidia nemica. 

Bisogna bensì ammettere che alia ferma e cordiale 
solidarietà degli Alleati era mancata sinora la forza 
animatrice e fattiva della organizzazione pratica e spe¬ 
dita. A ciò si è provveduto nel recente Convegno di 
Rapallo. Fu deciso di creare un Consiglio Supremo 
politico fra Alleati, al quale spetterà l’essenziale com¬ 
pito di meglio coordinare l’azione militare nelle diverse 
zone di guerra del fronte occidentale. Fu pure costi¬ 
tuito un Comitato militare consultivo permanente, che 
assisterà al Consiglio Supremo con l’esperienza tecnica 
degli eminenti generali, che vi furono nominati. 

Tali Consigli comprenderanno pure i rappresentanti 
degli Stati Uniti d’America, che partecipano alla guerra 


— 13 — 


sul fronte occidentale. Anche nelle ultime dolorose no¬ 
stre contingenze, la grande Repubblica Americana ci 
dette solenni prove del suo potente e volonteroso con¬ 
corso, per il quale esprimo la cordiale riconoscenza 
del nostro Paese. {Vivissimi generali applausi). 


UItalia concorde 


Il Governo ha, inoltre, avvertito essere suo essen¬ 
ziale dovere di tenersi in continuo contatto con Peser- 
cito e col Comando Supremo di esso; e, occorrendo, 
si riserva di rapidamente attuare forme e modi capaci 
di meglio regolare e ordinare tali rapporti. Il Governo 
sa che Pesercito è il popolo in armi, e che di questo 
unica e diretta è la rappresentanza. Data la guerra mo¬ 
derna, come non esiste politica se non in funzione di 
guerra, così la direzione della guerra è in intim.a col¬ 
leganza con. le necessità della complessa vita del Paese. 

Non vi sono due Italie : una dove si combatte e si 
muore ; l’altra dove si appresta quanto di uomini e 
di mezzi alPesercito abbisogna. Vi è un’Italia sola, e un 
Governo, e una volontà, e un dovere solo per tutti : 
respingere il nemico e vincerlo ; vincerlo con la forza 
delle armi, vincerlo con la resistenza interna del Paese. 

Onorevoli colleghi ! Il nemico si prefiggeva due obiet¬ 
tivi : militare uno, politico Paltrò : frangere Pesercito 
e decomporre il Paese. Mentre i nostri soldati combat¬ 
tono perchè sia arginato il successo militare, bene pos¬ 
siamo noi affermare che il secondo fine non sarà rag¬ 
giunto. Molte volte la concordia degli animi fu invocata 
in questa Camera, ed ebbe larghi echi, se pur non com¬ 
pleti. Ma ora la stessa solenne gravità dell’ora confe¬ 
risce ben altra austerità a questo dovere. Prima che la 
guerra fosse dichiarata, era rispettabile l’opinione di 
chi non la credesse necessaria. 



— 14 


Dopo che essa fu dichiarata, potè anche compren¬ 
dersi una diversa valutazione, e, quindi, un dissenso 
sui fini della guerra e sul modo di pervenire alla pace, 
allorché l’Italia aveva la fortuna di essere l’unica fra 
le Nazioni continentali, di cui nessuna parte di ter¬ 
ritorio nazionale fosse occupata dallo straniero. Oggi, 
dinanzi all’invasione nemica e alla persistente pressione 
di essa, nessun dubbio, nessuna esitazione sono più pos¬ 
sibili : chi resta al di fuori della compagine nazionale 
rinnega le qualità di italiano : {Vive approvazioni) e 
chi, in questi momenti, rinnegasse la sua qualità di 
italiano, non potrebbe neppur dirsi straniero, ma ne¬ 
mico. {Approvazioni). 


'‘Alta la fronte, impavido il cuore,. 


Compreso della suprema necessità di una tale affer¬ 
mazione di unione nazionale, il Governo ha creduto 
che solo il Parlamento potesse dare una espressione 
solenne e tangibile alla volontà del popolo italiano 
così al cospetto del nemico, come in confronto dei no¬ 
stri alleati col proclamare, dinanzi al giudizio di tutto 
il mondo civile e della storia, che il Popolo Italiano 
riconsacra la sua unità morale nell’ora della sventura 
e riafferma la sua irremovibile decisione di soppor¬ 
tare ogni giudizio, di subire ogni lacerazione, ma di 
tenere alta la fronte, impavido il cuore, tra le avver¬ 
sità, fedele alPimpegno d’onore che ha assunto quando 
ha partecipato ad una lotta pel trionfo del diritto e 
della giustizia fra le genti. (Vive approvazioni). 

L’unità della nostra Patria, onorevoli colleghi, non 
s’è fatta nelle vittorie e nell’esultanza; s’è fatta nell’an¬ 
goscia delle attese e delle temporanee rinuncie, s’è fatta 
nel dolore e nel giuramento della riscossa. E qui, in 
questo Parlamento, che conobbe giorni di questi non 



meno foschi e che seppe allora resistere contro ogni 
minaccia, contro ogni viltà, contro ogni tradimento, 
qui, in questo Parlamento è, alla fine, il focolare della 
Patria, dal quale nell’ora del pericolo deve irradiare 
il calore é la fiamma della fede. 

In questa idea del Parlamento io comprendo ed, anzi, 
antepongo colui che del Parlamento è parte ed è Capo, 
l’Augusto Sovrano, la cui parola suonò animatrice ed 
incitatrice al Popolo Italiano e ne riassunse in un su¬ 
premo comandamento il dovere supremo : tutti siam 
pronti a dar tutto, per la vittoria e per l’onore d’Ita¬ 
lia ! {Vivissimij generalij 'prolungati applausi — I de¬ 
putati e i ministri si levano in piedi acclamando ripe¬ 
tutamente — Grida di a Viva VItalia! 'ti). 


aUCessaggio al Trapalo Francese 


RornUj 27 novembre 1917. 

In quesFora le belleprodij valorose truppe di Fran¬ 
cia sono già schierate in linea a fianco dèlie truppe 
italiane. Già forse generoso sangue francese bagna la 
terra ddtalia. ' . 

Con fervido sentimento dì affetto in questa rinno¬ 
vata fraternità d^armij che richiama i gloriosi ricordi 
delle campagne di Crimea e di Lombardia^ noi riaf¬ 
fermiamo più salda che mài la nostra ardente^ immu¬ 
tata fede nella comune vittoria. 

A.rdua è Vora_, aspro il cimento^ ma i nostri cuori 
sono ben saldi e i nostri nervi ben temprati. La libertà 
dei popoli e la civiltà, del mondo non possono essere 
sopraffatte dalla barbarie e noi sentiamo di difendere 
quanto di più altOj di più generoso e di più grande 
può -esservi nel mondo. In questa fede palpitano ora 
più che mai gli animi nostri. In questa fede invio il 
mio più ardente saluto al popolo di Francia! 




— i6 


Messaggio al Popolo Jlmericano 


Parigij 4 dicembre L917. 

Questa fruna riunione a Parigi del consiglio supre¬ 
mo di guerra interalleato attua finalmente la solida¬ 
rietà 'piena e completa degli Alleati^ non solo negli 
scopi e nelle direttive^ 7 na anche nella concreta ed effet¬ 
tiva condotta della nostra guerra, Uidea^ divenuta oggi 
realtàj sorse_, per la prima volta in Italia in giorni per 
noi tristij il cui ricordo viene ora cancellato dal ma¬ 
gnifico valore dei nostri soldati. 

Ma un^altra ragione di grande compiacimento abbia¬ 
mo ora qui provata nel vedere accanto ai nostri alleati 
di Francia e d^Inghilterra anche i rappresentanti degli 
Stati Uniti d^America, consacrata così la perfetta 

fraternità di animo di volontà e di energie di tutti i 
grandi popoli Liberi contro Vautocratica violenza che 
voleva imporre il brutale suo dominio sul mondo. In 
questa tragica lotta per la libertà^ gli Stati Uniti di 
America non potevano rinunziare al loro posto d’onore. 
Con sentimento dammirazione io sono fiero di in¬ 
viare da questa nobile terra di Francia rendendomi in¬ 
terprete sicuro dei cuori italiani^ il mio fervido saluto 
e augurio al grande e glorioso Popolo Nord-americano. 





Per i nostri Soldati 


L’entrata dell’America in guerra 

Discorso tenuto alla Camera dei Deputati 

Roma, 13 dicembre 1917 ^ 


Onorevoli colleghi, la nostra situazione militare, della 
quale, nella giornata del 14 novembre, dichiarai al Par¬ 
lamento tutta la minacciosa gravità, è venuta in questo 
mese considerevolmente migliorando : e se, ciò mal¬ 
grado, essa rimane tuttora grave, il confronto dimo¬ 
stra quale formidabile periodo abbiamo traversato. Non 
occorre diffondersi qui in analisi di carattere militare ; 
ma bene si può proclamare che Faver tenuto la linea 
del Piave, in una così straordinaria concorrenza di av¬ 
versità, costituisce un fatto di cui incalcolàbile è il va¬ 
lore militare e morale. 


Il valore dei nostri soldati 

E il nostro cuore si commuove e si esalta pensando 
che il merito e Fonore è dei figli nostri... dei soldati 
d’Italia. {^Afflatisi vivissimi e prolungati). Tutti gli 




— i8 


eventi e tutte le circostanze furono contro di essi; la 
loro stessa stanchezza fisica, dopo la difficilissima riti¬ 
rata, il numero prepondei'ante di un nemico imbaldan¬ 
zito dalla vittoria, la potenza soverchiante delle arti 
glierie avversarie, l'apprestamento improvvisato dei no¬ 
stri ripari, persino la stagione eccezionalmente favo¬ 
revole alla causa delPinvasore, tutti questi ostacoli i 
nostri soldati hanno rudemente affrontato e vinto. 

Ai valorosi che, daH'altipiano di Asiago alle foci del 
Piave, fanno scudo dei loro petti alla Patria, veterani 
di quésta guerra immane o giovani reclute del ’gg 
che hanno offerto la loro esistenza per la difesa del 
suolo e dell’onore dell’Italia, ai prodi marinai che con 
ardimento eroico anche ieri hanno sfidato e colpito il 
nemico {Bene!) persino entro le sue più formidabili e 
insidiose difese {Afflausi)^ giunga il fiero e ricono¬ 
scente saluto della Patria, nella lorma più alta, qui, al 
cospetto della rappresentanza della nazione. {Afflausi 
luivissimi e 'prolungaiì —^ / debutati e i ministri si al- 
zayio e apflaudoito lungamente — Le tribune si asso- 
fi a^to). 

E con pari ardente fede noi riconfermiamo oggi là 
gratitudine nostra alle gloriose truppe di Francia e di 
Inghilterra che, ormai nell’immediato contatto col ne¬ 
mico, hanno con intima fraternità di armi cementato 
la solidarietà di animi e di intenti delle tre grandi na¬ 
zioni alleate. {Vivissimi e prolungati applausi — / mi¬ 
nistri si alzano e ripetono gli applausi a cui si asso¬ 
ciano le tribune). 

Questo spirito di eroismo dei nostri soldati, cui ha 
corrisposto la fiera attitudine del popolo intero, baste¬ 
rebbe a tenere alto, pur tra i rovesci più gravi, l’onore 
di un esercito e di una nazione; onde di tanto più acuto 
si rinnova il rimpianto dell’immeritata sciagura che ci 
ha colpito. 

Il Governo credette (e crede tuttora) che, sotto l’in¬ 
calzare della minaccia suprema, unico dovere fosse il 
fronteggiarla con un pensiero solo e con tutte quante 


— 19 — 

le energie; e che la ricerca delle cause degl’infausti 
avvenimenti non dovesse sollevar recriminazioni, nè de¬ 
terminare indugi, in quanto le une e gli altri avessero 
per effetto d’indebolire l’attività riparatrice. 

Il che tuttavia non significava, e non significa che il 
Governo non avverta un altro suo precipuo dovere verso 
il Parlamento e verso il Paese : il dovere, cioè, di sta¬ 
bilire, per quanto è possibile, con sereno spirito im¬ 
parziale la verità obiettiva dei fatti e le cause di essi. 
Certo, ci si presentano difficoltà non lievi, anche a con¬ 
siderare quelle materiali soltanto : ma queste difficoltà 
il Governo risolutamente intende e vuole che sieno su¬ 
perate, e, frattanto, si mette a disposizione del Parla¬ 
mento per quelle comunicazioni che in proposito è pos¬ 
sibile di fare, sulla base degli elementi sinora acquisiti, 
anche se questi non sieno nè possano ritenersi esau¬ 
rienti e definitivi. 

In quest’ora, onorevoli colleghi, tutta la vita del pae¬ 
se è interamente dominata e regolata dalla situazione 
della guerra, e sopratutto, la vita economica. 

In ogni senso, nuovi sacrifici e nuove rinunzie si im¬ 
porranno ; ma quale che ne sia l’entità, ognuno sente 
come spontaneo dovere che tutte le nostre risorse deb¬ 
bano in primo luogo essere destinate a coloro che com¬ 
battono e soffrono i disagi più duri, offrendo alla Pa¬ 
tria la giovinezza e la vita. 


V assicurazione ai combattenti 


Il Governo ha pensato che in ogni famiglia di com¬ 
battente il primo giorno dell’anno, dovranno giungere, 
quasi saluto augurale, due polizze dell’Istituto Nazio¬ 
nale delle Assicurazioni, con le quali si costituisce a 
favore o dei soldati o dei loro congiunti un’assicura¬ 
zione, nella misura secondo i casi, o di liré 500 o di 



20 - 


lire 1,000. L^aver poi riconosciuto che la polizza possa 
essere liquidata dopo la guerra a chi investe la somma 
fissata in acquisto di terre o in strumenti di produzione, 
non è soltanto un atto di gratitudine della Patria verso 
i suoi valorosi combattenti; ma è anche una afferma¬ 
zione di quella politica di fecondo lavoro e di rinno¬ 
vazione sociale, cui debbiamo tendere con tutte le no¬ 
stre forze. 

Con soddisfazione possiamo considerare lo stato delle 
nostre industrie. Se alcuna tra esse, per esempio quelle 
rhe vivono sopratutto del lusso, dei forestieri, o che 
dovevano utilizzare materie prime costose e di difficile 
trasporto, versano in gravi difficoltà, le altre però sono 
in aumento continuo ed anzi la gilerra ha dato im¬ 
pulso a molti impianti novelli, che funzionano con fer¬ 
vore di opere e accennano a svilupparsi con sempre più 
poderoso vigore. Importa bensì cautelarsi in tempo con¬ 
tro quelPelemento che per ora fa apparire fittizio ed 
artificioso tale sviluppo, in quanto connesso con lo stato 
transitorio di guerra; ed il Governo crede, a questo e 
ad altri propositi, che si debba ormai risolutamente af¬ 
frontare il complesso e vitale problema del dopo-guerra. 

Altri provvedimenti si preparano pure che potranno 
riuscire di stimolo efficace allo sviluppo della nostra 
agiaria, avendo riguardo così alle necessità della guer¬ 
ra che al periodo successivo. 


Per la liberazione del mondo 


Passando nel campo internazionale, è notorio che le 
sorti della Polonia formano argomento di discussione 
tra i Governi di Germania ed Austria-Ungheria e l’opi¬ 
nione pubblica dei due paesi vi si appassiona con di¬ 
vergenti tendenze. Ma più di tutelare i diritti impre¬ 
scrittibili della nobile e sventurata nazione polacca, 



- 21 


quei Governi si preoccupano di farne oggetto di com¬ 
binazioni politiche e di reciproci compensi. Ond’è che 
le grandi potenze alleate, inspirandosi al principio fon¬ 
damentale del rispetto delle nazionalità in questa riso¬ 
luzione si sono trovaté di accordo : e cioè che la crea¬ 
zione di una Polonia indipendente e indivisibile, in tali 
condizioni che assicurino il suo libero sviluppo politico 
ed economico, costituisce uno degli elementi di una 
pace giusta e duratura e del regime del diritto in Eu¬ 
ropa. {Bravo!). 

Abbiamo ieri salutato con commossa letizia la libe¬ 
razione di Gerusalemme, {Commenti) avvenuta per il 
valore dell’esercito inglese, con la cooperazione delle 
armi francesi ed italiane. Questo avvenimento militare 
richiama al pensiero nostro tradizioni venerande e me¬ 
morie gloriose, che sono state ragione, sostanza ed ali¬ 
mento della storia e della civiltà delle grandi nazioni 
cristiane {Bravo! — A f plausi) \ e, mentre rivivono que¬ 
sti ricordi, l’evento acquista per noi Come un significato 
augurale. 

In esso non vediamo soltanto la liberazione di una 
città o di un popolo, ma anche la promessa della libe- 
1 azione del mondo da un incubo immanente di oppres¬ 
sione e di violenza che covava da secoli per l’appunto 
colà donde si era diffusa per tutta la terra e fra tutte 
le genti la parola, mite e dominatrice, che vuole tutti 
gli uomini affratellati in un ideale di giustizia e di 
amore {Applausi). 


La situazione russa 


Non certo ragioni di conforto possono invece appor¬ 
tarci i casi recenti della rivoluzione russa. Se una fa¬ 
zione si è impadronita del Governo di Pietrogrado, 
manca alla Russia in questo momento una rappresen- 



22 


tajiza, anzi una normale costituzione politica; e gli al¬ 
leati attendono di riconoscere come legittimo quel Go¬ 
verno che, espressione sincera e durevole della volontà 
popolare, avrà diritto di parlare a nome della nazione 
russa. 

Frattanto non è da dissimulare che il venir mene del¬ 
la Russia ha avuto ben gravi conseguenze militari, delle 
quali sinora Tltalia ha principalmente sofferto. E nean¬ 
che è da attenuare il danno che la causa delFIntesa 
risente da tale spostamento considerevole della propor¬ 
zione delle forze che sono in contrasto. Ma, con eguale 
serenità, si deve pure rilevare che vicende simili, or in 
un senso, or nelFaltro, non sono mancate mai in questa 
stessa guerra gigantesca e non sono mai state decisive. 
I fattori della vittoria — come uomini e come mezzi — 
rimangono sempre dalla parte delPIntesa, Tessenziale 
è di farli valere raggiungendo, tra gli alleati, quella 
comunione e coordinazione (Commenti) onde le forze 
non soltanto si sommano, ma si moltiplicano. 

Il 29 novembre si adunò a Parigi la Conferenza degli 
Alleati. Principio informatore della importante riunione 
fu ((la m.essa in comune dei mezzi e dei bisogni», e 
per dare al suo lavoro un carattere di effettiva praticità, 
essa si suddivise in varie sezioni, a seconda delle mate¬ 
rie da trattare, e cioè: finanze, impoftazioni, trasporti, 
armamenti, munizioni ed aviazione, approvvigionamenti 
e blocco. 

Senza entrare in particolari circa le decisioni adot¬ 
tate, basta la indicazione degli argomenti trattati dalla 
Conferenza, per rendersi conto che tutta la condotta del¬ 
la guerra fu presa in esame. Ed io sono lieto di dichia- 
rai'e ; che le- deliberazioni della Conferenza ci dànno 
affidamento che tutto lo sforzo comune degli Alleati 
sarà messo in opera affinchè non manchino alhltalia 
i viveri, i carboni, e le materie prime necessarie al 
proseguimento della guerra, pur tra le gravi difficoltà 
derivanti da effettive deficienze (:he un’organizzazione, 
anche perfetta, può correggere ma non rimuovere. 


L*America è con noi 


Un altro grande avvenimento è seguito nel campo in¬ 
ternazionale con la dichiarazione di guerra degli Stati 
Uniti d’America airAustria-Ungheria. {Tutti i deputati 
sorgono in piedi — Applausi vivissimi e prolungati an¬ 
che dalle tribune — Grida : Viva gli Stati Uniti!). Men¬ 
tre così rimane definitivamente sventata la occulta tra¬ 
ma nemica di far credere alla possibilità di staccare 
FAustria dalla Germania, quel fatto ha un particolare 
interesse per noi italiani, che ci sentiamo in tal modo 
sempre più avvinti di fraterna solidarietà con la gran¬ 
de Repubblica Americana. {Applausi vivissimi). E se 
Fanimo nostro vibra ancora di riconoscenza e di ammi¬ 
razione per il magnifico slancio onde la Croce Rossa 
Americana ci ha portato un aiuto possente nella nostra 
icrente sciagura, un grande valore attribuiamo al con¬ 
corso che contro il nemico comune ci sarà dato dalla 
attività prodigiosa e dalla forza esuberante e cosciente 
che sono-proprie del popolo americano. {^Applausi). Ma 
quelFavvenimento* ha una portata più vasta e più ge¬ 
nerale, éd assume un significato quasi simbolico, in 
quanto riconferma il carattere mondiale di questa guer¬ 
ra e precisa in maniera definitiva il contenuto ideale 
che il conflitto è venuto man mano assumendo, onde al 
disopra degli interessi particolari dei singoli Stati che 
stanno contro il blocco centrale, si lotta per una que¬ 
stione di vita o di morte, eguale per tutti. I nostri ne¬ 
mici, dopo il venir meno della Russia, del quale non 
dovrebbero attribuirsi alcuna gloria se per tale non può 
passare la raffinata e veramente perfetta loro arte di 
corruzione e di perfidia. {Vivissime approvazioni — Ap¬ 
plausi)^ i nostri nemici, dico, han ritrovato tutta la in¬ 
nata tracotanza e ripreso quel fono ingiurioso ed arro¬ 
gante che è conforme alla loro mentalità. {Applausi 
vivissimi e prolungati). 



— 24 — 


La pace tedesca e la pace delVIntesa 


Grimperi Centràli dicono di volere la pace, ma le 
condizioni di essa tengono avvolte in una nube in guisa 
da farsene un mezzo per dilfondere germi di sospetto 
tra gli Alleati e di depressione nei popoli (Vive affro- 
vazioni)^ mentre attraverso quel velo balenano appetiti 
più o meno insaziabili, propositi più o meno minacciosi, 
a seconda che più o meno favorevoli volgono per loro 
le sorti momentanee della guerra. (Vive affrovazioni 
— A.p'plausi). Il resto del mondo ha un solo programma, 
un solo fine, che rimane sempre identico, rappresen¬ 
tando nel tempo stesso un massimo e un minimo : esso 
non vuole essere il cibo di quegli appetiti nè la vit¬ 
tima designata di quelle minaccie. (Afflatisi). Esso 
non vuole una pace qualunque, anche vana, apparente, 
se non pure disonorante ; ma vuole ed anzi lotta per 
una pace definitiva che rimova per sempre il rinno¬ 
varsi di violenze e di atrocità che hanno minacciato 
Tumanità di un ritorno verso la barbarie, per una pace 
la quale nel futuro assetto dell'Europa, assicuri a tutti 
i popoli, grandi o piccoli, le condizioni legittime e na¬ 
turali del loro sviluppo politico, sociale ed economico, 
nella inviolabile unità della loro coscienza nazionale. 
(Affrovazioni). Su queste basi noi siam pronti alla pace, 
come sempre siamo stati; desiderosi di vedere quanto 
prima cessare il flagello che insanguina il mondo, con¬ 
vinti che sarebbe criminoso quel Governo che intendes¬ 
se proseguire la guerra in quanto non sia strettamente 
imposto dalla necessità dei fini essenziali di essa. (Af- 
frovazioni). Frattanto, Tltalia-ben consapevole che quel 
popolo, il quale in quest’ora disertasse il proprio posto, 
segnerebbe col proprio disonore, la propria fine, si 
proclama, ancora e sempre, fiera di combattere per la 
giusta causa e serba intatta la sua fede nel trionfo del¬ 
la giustizia. (Vivissime affrovazioni — Afflatisi vivis¬ 
simi e frolungati cui si uniscono anche le tribune). 



11 dovere della resistenza 


La pace e i socialisti ufficiali 


Discorso pronunciato alia Camera dei Deputati 

Roma, 22 dicembre 1917 


...Si è parlato della pace. L'onorevole* Turati ha la¬ 
sciato intendere (ed ha assunto, quindi, una ben grave 
responsabilità con raffermarlo) che vi sarebbero delle 
possibilità di pace, le quali, però, sarebbero attraver¬ 
sate da qualche cieca ostinazione, da qualche pregiudi¬ 
zio, da qualche preconcetto delhonorevole Sonnino. 

Ma di quale pace parla, onorevole Turati.^ Quando 
Ella afferma una simile cosa, siamo proprio nel campo 
di quello che io chiamerei il disfq,ttismo colfosoj che, 
al pari delTomicidio colposo, non infama, è vero, un 
gentiluomo, ma non per questo ha effetti meno noce- 
voli e funesti. 

Abbiamo — dicevo — il disfattismo colfoso^ perchè 
quando ai soldati arriva questa affermazione che si po¬ 
trebbe concludere la pace e non la si conclude per il 
malvolere di qualcuno, si deprime il loro spirito di re¬ 
sistenza. (Vilissimi applausi). 





- 20 


Ma di quale pace mi parlate t Parliamoci chiaro ! Del¬ 
la pace cui alludeva ieri l’onorevole Morgari? {Com¬ 
menti). Questo discorso dell’onorevole Morgari meri¬ 
tava miglior sorte, e fu davvero un peccato che sia stato 
pronunziato in seduta pubblica, perchè comjDrendo bene 
che, a causa di talune ripercussioni ch’esso avrebbe po¬ 
tuto avere, alcune interruzioni fossero pienamente giu¬ 
stificate; ma era nondimeno un discorso che andava 
ascoltato con tutta l’attenzione, perchè se qualche dub¬ 
bio poteva rinjanere intorno ad appunti e a critiche che 
qui si fanno, quel discorso le faceva interamente venir 
meno. {Ilarità Appi‘ova^doni). . 

La pace, di cui mi parlate, è la pace che il partito 
socialista intende promuovere attraverso i suoi con¬ 
gressi ? 

Neanche qui voglio parlare di intenzioni. Guardiamo 
i fatti. Le intenzioni creano questioni personali, ed è 
completamente alieno dal mio pensiero di eccitare si¬ 
mili contrasti. Rispetto tutti, non solo nella forma, ma 
anche per sentimento. Prescindiamo, quindi, dalle in¬ 
tenzioni, e guardiamo ai fatti. 

Che cosa ha operato questo socialismo internazio¬ 
nale, che mira alla pace ? Si proponeva una cosa che 
io disapprovo toto naturalmente ; ma dinanzi a 

cui mi inchino : una bella linea, una forte linea può, 
se non altro, suscitare un sentimento estetico di rispetto 
e di ammirazione. Questo, dunque, era il proposito del 
socialismo internazionale : bisogna che l’eccidio cessi ; 
se i Governi a ciò non vogliono addivenire, ci ven¬ 
gano i popoli, i combattenti ! 

E’ — ripeto — una linea. E se voi foste riusciti a 
fare scoppiare simultaneamente la rivoluzione in Ger¬ 
mania ed in Francia, in Austria e in Italia {Benissimo! 
—■ Bravo!) se le trincee fossero state abbandonate si¬ 
multaneamente da Tedeschi e da Russi, da Austriaci e 
da Italiani, vi avrei compreso. {Vivissimi applausi). Vi 
avrei rispettato, anzi vi avrei ammirato, perchè, ripeto, 
le cose grandiose suscitano ammirazione, anche quando 
non se ne condivida il sentimento. 




— 27 — 


Io avrei non solo capito, ma ammirato Lenin, se egli 
si fosse incontrato con qualche altro Lenin tedesco {Si 
ride), con Liebknecht, con Haase; ma egli si è incon¬ 
trato invece con un generale tedesco... {Vivissimi af- 
'plausi). 

Egli shncontrò con un generale tedesco, uno di quei 
generali con tanto di «Von» innanzi al suo cognome: 
oh no, quel generale non era certo il rappresentante 
deirinternazionalismo dei compagni tedeschi ! E quando 
(questo è storia), e il predetto generale fu richiesto dai 
commissari russi se consentiva che taluni compagni si 
recassero nelle trincee tedesche a fare della propagan¬ 
da, egli rispose che li avrebbe fatti fucilare. {Ilarità — 
C omnienti). 

Dico la verità : in questo, io ammiro ed applaudo il 
generale prussiano {Approvazioni). 

MARCHESANO. E^ per uso esterno il socialismo 
tedesco ! 

ORLANDO V. E. Di quale altra pace, dunque, mi 
parlate.^ E non mi dite che io sfugga, onorevole Tu¬ 
rati ! Io sto fermo a tutte le vostre obiezioni ! Di quale 
altra pace mi parlate? Quella del socialismo no; per¬ 
chè evidentemente, come ho detto, senza fare offesa 
a nessuno, è una creazione germanica come i gas asfis¬ 
sianti e come i sottomarini {Bene! Bravo!). 


Nessuna proposta concreta tedesca 


Ci sono allora le voci, i si dice, le vaghe afferma¬ 
zioni : il discorso di Bethmann-Hollweg, or fa l’anno, 
e così man mano fino agli ultimi. Ma queste proposte 
non si concretano mai ! (^Approvazioni). L’onorevole 
Morgari, al quale feci un’interruzione per lealtà pole¬ 
mica, perchè volevo apprendere con la maggior preci¬ 
sione quale fosse il pensiero suo, l’onorevole Morgan 


1 



— 28 — 


rispose che non vengono fatte proposte, perchè si in- | 
tende che si vuole tornare allo statu quo {Commenti). 
Ma, a quanto io sappia, neanche questo è stato detto 
in nessuna proposta germanica, la quale si dichiari 
pronta ad adempiere al primo dovere di onestà, che 
deve essere seguito dalla necessaria riparazione, cioè la i 
reintegrazione del Belgio. {Afpovazioni — Afflausi). 

E per quanto riguarda noi Italiani, il signor Czernin i 
ha pur affermato che egli si guarda bene dal dire che 
restituirà le provincie prese, perchè non vuol far inten¬ 
dere agli Italiani che il gioco può essere continuato i 
senza lor danno. 

E- questo lo statu quo cui alludeva l’onorevole Mor- i 
gari, ed a cui egli si sarebbe accomodato? 

Ma prima di accettare di discutere un simile statu 1 
quo, l’Italia rinculerà fino alla Sicilia ! (/ ministri e i 
deputati sorgono in piedi ed applaudono lungamente e 

ripetutamente). . 

Lo statu quo! Ma come? Quaranta milioni di uomini 
si sarebbero levati in armi gli uni contro gli altri, sei, 
o sette milioni di esistenze sarebbero state troncate, mi¬ 
liardi si sarebbero dissipati; e voi, partito che vi chia¬ 
mate rivoluzionario, potete pensare che tutto questo; 
possa essersi fatto per niente ? Scusate : fu un equivo- 
co! {Vivissime approvazioni). 

Ben diceva oggi l’onorevole Paratore : questa guerra 
è già per sè stessa un’immensa rivoluzione, la quale av¬ 
vierà il mondo per nuove vie : o per la via della mol¬ 
tiplicazione delle libere attività individuali, o ad uni 
ritorno della sovrapposizione di una razza sull altra. 

{Commenti). ^ v -v 

A ogni modo, finirà con una rivoluzione. Essa e piui 
forte di noi e di voi; è la storia che passa, è Dio, è il 
fato, sono le leggi dell’evoluzione: è certo qualcosa: 
cui non ci possiamo sottrarre. E questo solo mi fa sor-i 
ridere, che proprio voi, partito rivoluzionario, mostria¬ 
te di appartarvi di fronte ad una vera e grande rivo¬ 
luzione. Si potrebbe comprendere e giustificare che nc 






29 — 


tema io — io, che pur professandomi liberale, demo¬ 
cratico, nondimeno nei miei sentimenti e nei miei con¬ 
vincimenti serbo ancora tanto fondo di tradizioni — ma 
come, e perchè — ripeto — dovreste temerne^voi, pro¬ 
prio voi che vi dichiarate rivoluzionari?... 


Resistere ! 


Guardiamo bene in faccia, e bene in fondo la situa- 
zione, o signori, e siamo ben coraggiosi e sinceri come 
l’ora c’impone. 

Secondo il Governo, quali che siano le difficoltà e i 
pericoli della situazione, una sola via di salvezza ci si 
apre davanti, una sola, senza possibilità di scelta, e 
questa via è resistere ! [Vivisshne a-p-provazioni). 

Vi è qualcuno in questa Camera che ne conosca al 
tra ? {Segni di diniego). 

Se qualcuno c’è, si faccia avanti {Vivissime approva¬ 
zioni) : esponga il suo programma, e si affermi pronto 
ad assumerne la responsabilità. {Vivissime approvazio¬ 
ni). Ma, per quanto mi è sembrato, nessuno ha risposto 
finora a tale appello, ove si accettui l’attitudine critica 
e negativa del gruppo socialista. {Commenti e rumori 
alVestrema sinistra). 

Ma se altro non fate che ridirlo a voi stessi : « Noi ci 
limitiamo alla critica, noi non intendiamo assumere la 
responsabilità, noi ci teniamo in disparte )>, e poi quando 
ciò affermo io, perchè vi ribellate ? 

Onorevoli colleghi, io vi dico che le analisi di una 
situazione a nulla giovano, anche quando possano giu¬ 
stificare le conclusioni più pessimistiche, se altra via 
a noi non si apre, che non sia questa sola : resistere. 
{Vivissime approvazioni — Rumori alVestrema sinistra). 

Onorevoli colleghi, l’azione salva ed il ragionamento 
uccide : il suo ragionamento, onorevole Modigliani ! Or- 




— 30 *- 


mai questa vita intensa che abbiamo vissuta, ci dimo¬ 
stra quello che valgano i ragionamenti più sapienti, le 
indagini più profonde, le previsioni più orgogliose a 
confronto dell’azione energica e risoluta, capace di pre¬ 
scindere da tutto, persino dalla speranza. {Affi ovazioni 
— Commenti). Pemettetemi un ricordo. In quelle due 
settimane che corsero sulla fine di ottobre, settimane di 
passione, di cui nessuna parola potrà mai esprimere 
tutta l’ansia e tutta l’angoscia, il problema più assil¬ 
lante era questo (non sorrida, onorevole Turati : disap¬ 
provi pure, ma creda che questo fu l’angoscioso pro¬ 
blema) : si poteva tenere la linea del Piave? Tenerla, 
intendo, per il tempo minimo occorrente ad arrestare 
il movimento di disorganizzazione ed iniziare il riordi¬ 
namento. Era questione di vita o di morte. Parecchi 
intelligenti tecnici di cose militari ascoltai in quei gior¬ 
ni : l’analisi dimostrava con disperante precisione che 
la linea non consentiva quel tempo minimo di resisten¬ 
za. {Commenti). Lo stato delle nostre forze, la situa¬ 
zione strategica, l’entità della minaccia avversaria, lo 
stato delle retrovie, tutto, tutto, attraverso il ragiona¬ 
mento, perveniva alla conclusione che non era possi- | 
bile resistere. Ma i nostri soldati non ragionarono. {Vi- ; 
vissimi e reiterati af'plausi). 


II miracolo della resistenza sul Piave 


Essi non studiarono la storia delle guerre d’Italia da 
Odoacre a Napoleone Buonaparte : si sono battuti e 
la linea ha potuto resistere. 

Quel dubbio è ormai superato. Il loro coraggio ebbe 
ragione di qualsiasi dimostrazione aprioristica del pes¬ 
simismo più convicente. {Vive affrovazioni — Com- 
nienti). 

Forze umane hanno realizzato l’evento, che l’intel-j 
letto giudicava impossibile. 








Governo e Parlamento accolgano questa superba le 
zione e ne intendano il significato profondo e Pam- 
maestramento imperioso : resistere ! 

Nè diversamente ci parlano quei fratelli, che il ter¬ 
ribile uragano ha sradicati dalla loro terra materna, e 
quanti odono dai monti e dalle lagune il rombo del 
cannone sempre più prossimo : resistere ! Ed è pure il 
grido di quelle madri che non vedranno tornare alle 
loro case la giovinezza fiorente dei loro figli. Se al 
sacrifizio supremo si sono rassegnate nel nome d’Ita¬ 
lia, non saprebbero sopportare che sia stato sparso in¬ 
vano quel sangue generoso. 

La voce dei morti e la volontà dei vivi, il senso del- 
Tonore e la ragione dell’utilità, concordemente, solen¬ 
nemente ci rivolgono adunque un ammonimento solo, ci 
additano una sola via di salvezza : resistere ! resistere ! 
resistere! (Vivissimi generali e 'prolungati applausi^ che 
SI rinnovano più volte — Molti deputati si affollano al 
banco dei ministri per congratularsi con Vonorevole 
Presidente del Consiglioj il quale viene da vuoiti ab¬ 
bracciato e baciato — Ripetute acclamazioni alVItalia 
e alVesercito). 



Romaj I gennaio 1918. 


Sono sicuro di rendermi interprete fedele non sol¬ 
tanto del Governo ma di tutto il popolo d’Italia nel 
ringraziare il Gabinetto di guerra britannico e spe¬ 
cialmente VEcc. V. del Suo messaggio di augurio. 
Le parole amichevoli delVE. V. sono accolte da noi 
con cuore damici. Esse desteranno una profonda eco 
di fiera soddisfazione lassù dove i soldati dItalia in 
quotidiana fraternità darmi con le valorose^ magnifi¬ 
che truppe d’Inghilterra e di Francia contendono sari- 




gumosamente al nemico il sacro suolo della Patria con 
un valore che sembra avere attinto dalla stessa sven¬ 
tura forza -più gagliarda e più tenace energia. Acco¬ 
glieranno il messaggio delVE. V. con viva gioia i ma¬ 
rinai d'Italia che montano buona guardia sul mare^ 
vigilanti ayicor più contro le insidie e contro gli aperti 
assalti del nemico. E di questa nuova e solemie prova 
di amicizia della nazione britannica sarà fervidamente 
grato alVE. V. tutto quajito il Popolo dUtalia il quale 
ora più che mai non ha che un solo dovere : resistere 
per vincere. 

Noi sentiamo ora come prima ed anzi ogni giorno 
più essere nostro supremo dovere di combattere a fian¬ 
co dei popoli che hanno dato al mondo la libertà con¬ 
tro un^egemonia che sarebbe intollerabile^ ed aspettia¬ 
mo con ferma fede l'avvento di quella pace che con- 
con piena indipendenza sulla via del progresso ricom¬ 
posti nella sacra unità della loro coscienza nazionale, 
sentirà ai popoli tutti^ grandi e piccolij di avanzare 

Nel ricambiare alVE. V. ad al Gabinetto di guerra 
britannico il più cordiale saluto e il più fervido augu¬ 
rio che si eleva da tutti i nostri cuori io mi permetto 
di rivolgere questo saluto e questo augurio a nome del 
Popolo d'Italia anche a tutto il Popolo Inglese. Fra i 
grandi popoli che hanno illustrato la storia delVuyna- 
nità il Popolo Inglese vanta il primato nella tenacia^ 
nella resistenza alle avversità. E tale primato gli è con¬ 
teso .soltanto da Roma antica. Figlia non degenere di 
Roma si è dimostrata oggi VItalia sopportando con 
virile fermezza e con perfetta dignità Vurto di una scia¬ 
gura oltremodo grave quanto immeritata. Sappia il Po¬ 
polo Inglese che la tradizionale amicizia che legava le 
dtie nazioni è resa oggigiorno più intima e più pro¬ 
fonda dai comuni sacrifici^ dalle comuni speranze e dal 
sangue che insieme versiamo per la medesima causa^ 
sappia tutta la nostra ammirazione per quanto esso | 
compie in questa lotta gigantesca con i suoi eserciti ! 
e con le sue flotte^ con la sua potenza e col suo valore^ ' 
mostrando una nobiltà pari alla sua grandezza. 



NOTA 

Il Messaggio del Fon. Orlando fu mandato in rispo¬ 
sta al seguejìte saluto pervenutogli da Lloyd George : 

In occasione del Capo d’anno tengo a rivolgere da 
parte del Gabinetto di guerra, al Governo e al Popolo 
Italiano un messaggio di cordialità. Ogni giorno che 
passa deve farci più chiaramente comprendere che le 
speranze del genere umano riposano sul trionfo della 
nostra causa. Ogni giorno ci prova che l’amicizia e il 
rispetto che nutriamo gli uni per gli altri costituiscono 
sempre più come il cemento di una alleanza che è ora 
custode della giustizia e della libertà attraverso il 
mondo. 

Teniamo particolarmente a ringraziare l’esercito e la 
marina italiana pel coraggio spiegato durante lo scorso 
anno e per la loro determinazione a continuare la lotta 
fino a che non sia fatta giustizia e il mondo non sia sba¬ 
razzato della dominazione di quella autocrazia militare 
il cui discredito e la cui disfatta sono essenziali a una 
pace duratura. Nessuna delle mie parole può rendere 
in modo adeguato l’idea di ciò che dobbiamo agli eser¬ 
citi che combattono e soffrono affinchè coloro che si tro¬ 
vano dietro le linee possano godere la libertà e la pace. 
Noi non possiamo che ringraziarvi dal profondo del 
cuore, fermamente convinti che il nuovo anno sarà te¬ 
stimone del frutto dei loro sacrifici, cioè della vittoria 
- e della libertà. 

La vittoriosa resistenza opposta, malgrado i recenti 
: rovesci delle truppe italiane durante lo scorso mese 
contro accaniti e ripetuti assalti, riempie il mondo di 
ammirazione. Sono certo che l’Italia non soltanto re¬ 
spingerà tutti gli attacchi ulteriori, ma che, tra non 
molto, porterà un altro potente colpo il quale contri¬ 
buirà, non solo alla liberazione del paese, ma anche 
a quella dell’E'uropa minacciata da tanto tempo dalla 
dominazione militare. — Firmato: Lloyd George 


3 



Gli scopi di guerra delFltalia 


Discorso pronunciato aiia Camera dei Deputati 

Roma, \2 febbraio J9f8 


Già il presente Gabinetto ha avuto occasione di espri¬ 
mere alle due Camere del Parlamento il suo pensiero 
fondamentale intorno alla guerra, raccogliendo le una¬ 
nimità dei voti di tutti i partiti, che contro la guerra 
non sono vincolati da ragioni pregiudiziali. E il pen- 
sier nostro, in sintesi, è questo : che il perdurare con 
fermezza inflessibile nella lotta immane non dipende 
già da una possibilità di scelta, bensì da una necessità 
ineluttabile, rivelata non meno dal senso acuto e con¬ 
sapevole delle idealità nazionali che dalle profonde e 
irresistibili suggestioni delPistinto di conservazione, cui 
i popoli obbediscono al pari degli individui. Questa 
jnaniera di considerare la situazione particolare dell’I¬ 
talia ha trovato un concorde e generale riscontro nelle 
indagini condotte in quest’ultimo periodo di discus¬ 
sioni laboriose e feconde tra le grandi Nazioni com¬ 
battenti contro gli Imperi Centrali : e la conclusione 
non è stata diversa. 




— 35 — 


Mentre, infatti, pareva che a Brest-Litowsk per la 
prima volta la questione della pace si ponesse me¬ 
diante trattative concrete e dirette, già gli uomini di 
Stato delPIntesa avevano, singolarmente, manifestato 
idee e propositi intorno agli scopi della guerra ed al 
modo di porvi fine ; e ciò attraverso differenze, le quali 
— pur ferma restando Ifintima unità di pensiero — si 
collegavanQ con la particolarità di circostanze varie e 
di ambienti diversi e con la specifica e complessa fina¬ 
lità che nei singoli casi quei discorsi si proponevano. 

Ma questa stessa diversità dei punti di vista, dai quali 
uomini di Stato di diverse nazioni e in situazioni assai 
diverse avevano considerato il problema degli ‘copi di 
guerra, ha avuto questo benefico effetto ; che tutte le 
oneste possibilità di una pace giusta, attraverso tutti 
i modi lealmente concepibili, sono state offerte alla 
valutazione del nemico. 

Abbiamo udito proposte moderate, espresse con gran¬ 
de misura, tanto che taluna di esse potè perfino turbare 
in Italia il sentimento delle giuste nostre aspettative 
o generar dubbi, i quali — mi è ben gradito di dichia¬ 
rarlo nella più recisa e solenne maniera — sono stati 
cordialmente e integralmente dissipati. [Benissimo! — 
Vivi applausi). 

Se„ dunque, il desiderio di pace, più volte ostentato 
dai Governi nemici, fosse stato veramente mosso da 
intenzioni sincere e leali, esso avrebbe trovato il ter¬ 
reno più vasto e più propizio per affermarsi : invece, 
altro non si è affermato che la più ostinata intransi¬ 
genza in un piano prestabilito di imperialismo e predo¬ 
minio. {Vive approvazioni). 


La lezione di Brest Litowsk 


Già, in tal senso, sarebbe potuta bastare la singo¬ 
lare lezione che scaturiva dalle trattative di Brest-Li- 



36 — 


towsk. Pensate : un partito che insorge, il quale fa della 
pace il suo programma essenziale, e in nome di esso 
si impadronisce del potere, e a quel programma sacri¬ 
fica tutto e, innanzi tutto, il mezzo stesso per prose¬ 
guire la guerra, cioè Pefficienza delPesercito ; eobene, 
ciò malgrado, questo partito riscontra nelle intenzioni 
degli Imperi Centrali tale enormità di pretese, che non 
gli riesce possibile di accettarle ed altro non può fare 
che arrendersi puramente e semplicemente [Af'prova- 
zio 7 iì) ; grave, dolorosa lezione che potrebbe tuttavia es¬ 
ser feconda di bene se riuscisse a dimostrare agii illusi 
di buona fede, in tutti i paesi, che in una guerra come 
l’attuale, il proclamare la pace ad ogni costo non fa 
che condurre ad una pace cosi disonorevole da riuscire 
intollerabile persino a chi non ha mostrato di arrestarsi 
dinanzi a nessuna estremità (Vive approvazioni — Ap- 
piaiLsi)^ e se dimostrasse altresì che la pretesa di scin¬ 
dere individui o classi dalla sacra unità della patria in 
guerra, non significa soltanto tradire gli antichi ideali 
che si rinnegano, ma anche i nuovi che si vagheggiano. 
{}^ivi e prolungati applausi). 

D’altra parte, nelle ultime conferenze interalleate ven¬ 
nero sottoposte ad attento esame le più recenti dichia¬ 
razioni così del cancelliere germanico come del mini¬ 
stro degli affari esteri austro-ungarico. Vi è, certo, tra 
esse una differenza di colore e di tono; ma, considerate 
nel loro complesso, al di là della forma, ora duramente 
recisa, ora equivocamente evasiva, nella sostanza esse 
hanno questa portata effettiva : mantenere integralmen¬ 
te tutte le proprie pretese e integralmente respingere 
tutte le altrui giuste domande, o — più in breve — 
tutto chiedere e nulla consentire. I Governi avversari, 
adunque, nel considerare le questioni connesse con la 
pace, non lasciano alle potenze dell’Intesa altra pos¬ 
sibilità concreta che non sia quella di subire la pace 
che ad essi piace imporre. E, allora parve, come è, ozio 
so. ed anzi dannoso, l’indugiarsi a discutere su possi¬ 
bilità meramente astratte, mentre la stessa attitudine 



-- 37 — 


del nemico ^ci avverte che unica via per giungere alla 
vera pace è di proseguire con ogni sforzo la guerra. 
[Vhnssimi e 'prolungati applausi). 

Per che cosa combattiamo 


Del resto, per quanto riguarda Fltalia, quelle suprc 
me ragioni di assoluta legittimità e necessita, che si 
affermano nei nostri scopi di guerra, permangono ora 
quali si rivelarono nelPatto in cui, con delibeiata vo 
lontà, affrontammo il gigantesco cimento. 

Ora, come allora, l'Italia non vuole di più, ma non 
può volere meno di questo : il compimento della su? 
unità nazionale e la sicurezza dei suoi confini verso 
terra e verso il mare. (/ deputati si alzano in piedi — 
Vivissimij generali e prolungati applausi). 

I due scopi si giustificano, come si completano a vi 
cenda. Solo il pieno conseguimento dell’uno e dell’al¬ 
tro, assicura all’Italia la sua esistenza di Stato vera¬ 
mente libero e indipendente. Se ancora, su questo punto, 
qualche dubbio poteva essere permesso prima della 
guerra, la tragica esperienza deve averlo ora cancel¬ 
lato del tutto. Le enormi difficoltà militari e navali, 
che abbiamo dovuto affrontare, e che purtroppo culmi¬ 
narono nel grande rovescio da noi sofferto, dimostrano 
quanto illusoria sia l’indipèndenza di un popolo, che 
ha lo straniero in casa. {Approvazioni). 

Già in tempi non sospetti, scrittori, anche non mili¬ 
tari, nelPesaminare le condizioni della nostra frontiera 
in caso di guerra contro l’Austria, le giudicavano tali 
da costringerci ad abbandonare al nemico, senza com¬ 
battere, terre d’Italia fra le più gloriose e fiorenti. E, 
molti anni or sono, vi fu perfino chi, ammettendo come 
ipotesi fortunatissima che l’esercito italiano si fosse po¬ 
tuto portare sull’Isonzo, avvertiva con una precisione 
sorprendente quale formidabile minaccia continuamente 
sovrastasse sulla nostra azione militare, costretta a svol- 



38 - 


gersi su di un piano dominato da monti e'aggirato da 
valichi che sarebbero rimasti in potere del nèmico : 
previsioni cui non debbo ricordare quale conferma i fatti 
abbiamo dato. [Commentì). 

E con amarezza non minore, noi dobbiamo confes¬ 
sare che non meno pericolosi sono i nostri confini ma¬ 
rittimi. Benché già, da sola, Pltalia avesse una preva¬ 
lenza — sia pur lieve — di forze navali rispetto alhAu- 
stria-Ungheria, e sia ora alleata di potenze, la cui 
superiorità si manifesta così schiacciante che nessuna 
nave con bandiera nemica osa apertamente solcare al¬ 
cun mare del mondo, pur ciò malgrado noi abbiamo 
anche dovuto vedere e soffrire che città nostre sulle 
sponde dellà\driatico fossero inerme bersaglio alla rab¬ 
bia distruttrice delle navi nemiche. E su' questa condi¬ 
zione, già per se così grave, il nostro pensiero rifugge 
dal considerare quali ulteriori effetti potrebbero eserci-. 
tare deprecate ipotesi della guerra terrestre. 


Il dilemma delVItalia: Essere o non essere 


Sacro, quanto altro mai, è adunque, il fine della 
nostra guerra; in esso sta il dilemma d’Italia: essere 
o non essere. Ond’è che nulla può addolorarci più del 
sospetto, altrettanto ingiusto per noi quanto nocevole 
e per noi e per altri, che i fini della nostra guerra 
siano determinati non soltanto dalle ragioni inelutta¬ 
bili della nostra esistenza, ma anche da brame di domi¬ 
nio imperialistico e di oppressione di altre razze. (Com¬ 
menti), Invece, io proclamo qui, al cospetto del Parla¬ 
mento d’Italia, che nessuno al mondo può considerare 
con simpatia maggiore della nostra le aspirazioni delle 
varie nazionalità che gemono tuttora sotto l’oppressione 




— 39 — 

di razze dominatrici. {Vivissimi applausi — Rumori al- 
Vestrema sinistra). E la loro causa, se incontra larghi 
consensi e desta meritato interessamento presso l’opinio¬ 
ne pubblica di ogni paese civile e libero, trova in Ita-* 
lia, per la storica nostra comunanza di dolori e di spe¬ 
ranze, cuori non meno fervidi e solidali : qui, in Italia, 
dove i sentimenti di obiettiva giustizia si sommano coi 
ricordi sempre cocenti di quanto noi soffrimmo, di quan¬ 
to i fratelli nostri ancor soffrono. {Vive approvazioni). 

Nè, certo, può dirsi che noi ci limitiamo semplice- 
mente a seguire con simpatia verbale e con ammira¬ 
zione platonica lo sforzo delle nazionalità oppresse, 
che aspirano alla liberazione, se da circa tre anni, con 
sacrifìci inauditi e col sangue di mille e mille fratelli 
e figli nostri conduciamo una guerra, la quale, se fu 
decisa e viene tuttavia sostenuta per la difesa del di¬ 
ritto della nostra gente e della nostra esistenza, è pur 
sempre guerra contro un comune nemico. [Approvazio- 
‘ni). Ed è comune e forse decisivo interesse che sia dis¬ 
sipato l’inesplicabile e doloroso equivoco che si è potuto 
formare sui nostri scopi di guerra : noi li abbiamo qui, 
una volta ancora e per noi e per tutti limpidamente e 
lealmente affermati, nello spirito che intimamente li 
determina, come esclusivamente diretti ad assicurare la 
integrità e la difesa nazionale contro una minaccia seco¬ 
lare ed implacabile di uno Stato nemico. {Vive appro¬ 
vazioni). 

Onorevoli colleghi I Lasciando intera ai Governi ne¬ 
mici, al cospetto della storia e dei loro stessi popoli, la 
responsabilità della continuazione della guerra, come 
è loro la responsabilità di averla scatenata, il Consiglio 
Superiore Interalleato, in conseguenza delle promesse 
esposte, non aveva che questo supremo dovere : dedi¬ 
care ogni sua cura alla prosecuzione ed intensificazione 
della guerra. Questo dovere esso crede di avere adem¬ 
piuto. 

Occorreva, innanzi tutto, rivalutare con ogni cura la 
situazione militare determinata dall’assoluto e completo 


— 40 — 


venir meno della Russia. E, infatti, Flntesa non può 
per ora considerare gli avvenimenti che si compiono 
nella parte nord-orientale dell’Europa che come situa- 
• zione di fatto alla quale mancherà ogni riscontro di di¬ 
ritto ed ogni base di legittimità sinché l’eventuale sor¬ 
gere di nuovi Stati e la determinazione delle loro fron¬ 
tiere e delle condizioni della effettiva loro indipendenza 
non siano riconosciute e sanzionate da un accordo inter¬ 
nazionale. Ma appunto in via di fatto, a Versailles, si 
era già tenuto pienamente conto degli avvenimenti che 
sono venuti maturando, e si ritenne esser doverosa pru¬ 
denza di ragionare sulle ipotesi peggiori, e cioè che 
ormai il fronte occidentale non dovesse contare che su 
sè stesso e prepararsi a sostenere interamente tutto Jo 
sforzo della guerra. 


C/n/fà di collaborazione militare 


La situazione militare fu dunque, su questa base, sot¬ 
toposta ad una analisi minuziosa e completa, col sussi¬ 
dio di tecnici eminenti e di alcuni tra gli stessi capi 
degli eserciti combattenti. 

Voi ben comprendete, onorevoli colleghi, come non 
sia questa materia della quale si possano esporre notizie 
particolari. Ma con tutto il senso di responsabilità, che 
so di assumere parlando dinanzi al Parlamento di argo¬ 
menti così gravi, io affermo che il risultato di quelle 
indagini intorno alla situazione militare dell’Intesa fu 
tale da consentire tutta quella piena fiducia che l’umana 
prevedibilità può permettere [Benissimo !)\ mentre, d’al¬ 
tra parte, si può e si deve ritenere che l’attuale situa¬ 
zione, già buona di per sè, deve continuamente e consi¬ 
derevolmente migliorare, non .fosse altro che per l'ac¬ 
crescersi, ormai quotidiano e costante, del mirabile con¬ 
tributo di forze militari della grande Repubblica Ame¬ 
ricana. [Benissimo ! — Vivissimi a-pfiatisi). 



41 


E, quando si pensa che tal fiducia possiamo nutrire, 
pur dopo la completa eliminazione del peso militare in¬ 
gentissimo che la Russia apportava alla coalizione, non 
si può senza rammarico considerare quanto grande sia 
stata la dissipazione degli sforzi in tempi in cui Plntesa 
aveva sugli Imperi Centrali una così decisa prevalenza 
numerica. {Comnientì). Certo a ciò concorsero cause 
molteplici, ma, sopratutto, il difetto di una adeguata 
coordinazione nello impiego di quelle forze poderose. 
La dura esperienza non è stata vana ; e gli accordi di 
Versailles hanno conciliato, nel modo più felice, la ne¬ 
cessità di una intima coesione di tutte le forze, di cui 
si dispone sul fronte occidentale, ormai veramente uni¬ 
co, con quella libertà e con quella responsabilità che è 
pur bene permangano integie nei Comandi di ogni sin¬ 
golo fronte. Anche la stessa misura delPautonomia fu 
dunque suggerita da un criterio di utilità generale, e 
non da questioni di amor proprio nazionale; le quali, 
ancor più che meschine, sarebbero arddirittura colpevoli, 
ove indebolissero Tefficienza degli sforzi comuni in que¬ 
sto momento decisivo per le sorti del mondo. 


Solidarietà nelle questioni 
degli approvvigionamenti 


Un egual sentimento di cordiale solidarietà guidò gli 
Alleati nell’esame delle questioni riguardanti gli ap¬ 
provvigionamenti. L^economia mondiale, così profonda¬ 
mente perturbata dal gigantesco fenomeno di questa 
guerra senza precedenti, fa sorgere per tutti ìe più ar¬ 
due difficoltà e impone a tutti i sacrifici più duri : ciò 
non di meno così a Londra come a Parigi ed a Wa¬ 
shington fu riconosciuto che l’Italia, quanto ad alcuni 




— 42 — 


rifornimenti essenziali, soffre le deficienze più gravi. 
Per il grano fu provveduto a colmare tali deficienze 
con cessioni che i nostri Alleati prelevarono sulle quan¬ 
tità già loro assegnate; atto di cui noi sappiamo con¬ 
venientemente valutare ed apprezzare tutto il sentimento 
di fraterna solìdidLXÌQtìi. {Benissimo f — Af-plausi). Con¬ 
fidiamo che una soluzione egualmente soddisfacente se¬ 
gua per altri approvvigionamenti di importanza non mi¬ 
nore, intorno ai quali ancora sì discute. 

Certo, in nessun caso potrà dirsi che ogni difficoltà 
sia stata superata e che non abbiano a presentarsi biso¬ 
gni gravi ed immediati tra ostacoli sempre rinascenti ; 
ma, pur avendo la visione e la coscienza di tutti i sacri¬ 
fizi che il dovere ci impone, noi crediamo di poter con 
animo fermo guardare incontro all’avvenire, per quanto 
aspro possa annunziarsi, confidando parimenti e nella 
provata lealtà dei nostri Alleati e nella temprata resi¬ 
stenza del nostro . popolo. {Benissimo! — Applausi). 

Onorevoli colleglli ! Non si può, senza commozione, 
non rilevare quale mirabile resistenza opponga questo 
popolo nostro così alle minacce come alle insidie, sop¬ 
portando con rassegnata dignità, tutte le privazioni e 
tutti i sacrifizi; e mentre nel suo cuore grande e gene¬ 
roso esso ancora ritrova gli impeti di entusiasmo della 
prima ora, è venuto assumendo un’attitudine sempre 
più raccolta ed austera, quale richiede la gravità del¬ 
l’ora che si traversa. {Vivissimi applausi). 

E così, malgrado l’invasione delle due provinole che 
pure altre volte largamente avevan concorso, e mal¬ 
grado il particolare stato di disagio economico che si 
riscontra nei territori prossimi al fronte in cui si com¬ 
batte, il nuovo prestito ha reso sinora oltre tre miliardi 
e mezzo, e due settimane ci separano ancora dalla chiu¬ 
sura ; sicché si può sperare — ed è anzi molto proba¬ 
bile — che i risultati superino tutte le previsioni e rap¬ 
presentino almeno il doppio di ogni altro prestito prece¬ 
dente. {Vivissiìni applausi). 

Per tal modo il Popolo d’Italia, nell’ora insieme più 



43 - 


dura e più decisiva della guerra, riafferma la sua fede 
nella grande causa ancor più che quando le sue armi 
combattevano oltre i confini. 

E con egual fervore hanno accolto questo novello 
invito della Pàtria anche, i figli lontani ; e, infatti, i 
nostri connazionali alPestero dimostrano di voler con¬ 
tribuire ora più largamente che in qualsiasi altro dei 
prestiti precedenti. Ad essi, a questi nostri fratelli sparsi 
per tutto il mondo, io non rivolgo una parola di incita¬ 
mento e di esortazione perchè so che non ne hanno biso¬ 
gno. L’affetto per la grande Patria comune dovrà certo 
aver fremiti nel loro cuore, ora come non mai ; essi non 
possono non condividere tutte le nostre ansie e le nostre 
speranze, non possono non vivere questa nostra stessa 
vita, fatta in questi giorni di sforzi e di sacrifici gene¬ 
rosi. Io sono quindi certo che verso la Patria essi com¬ 
piranno, e tutto intero, il loro dovere. {Benissimo !). 

La nostra situazione finanziaria con la sua solidità 
ha sorpreso anche i più dubbiosi ed esitanti : l’aumento 
dell’entrate non accenna a declinare, nonostante i gran¬ 
di sacrifizi e le crescenti tassazioni. Così, in questa 
guerra durissima, dove non soltanto la quantità e la 
qualità degli eserciti, ma anche le risorse de’ mezzi e 
de’ materiali non sembran esser mai sufficienti, il po¬ 
polo nostro ha saputo dimostrare che nulla lo scoraggia 
e che a tutto è disposto purché le supreme ragioni, per 
le quali esso combatte insieme coi popoli liberi, abbiano 
il loro riconoscimento e la sanzione inoppugnabile. 


Fede nella vittoria 


Questa fede, malgrado tutto, non sarà delusa. Mentre 
più intensi fervevano i lavori di Versailles giunse noti¬ 
zia delle felici azioni delle armi nostre sul tormentato 
altipiano di Asiago, dove, neH’alterna vicenda della 



— 44 — 


guerra, pur sempre è rifulso il nostro valoré. Con com¬ 
mossa letizia noi salutammo Tavvenimento, che sembrò 
apportare una testimonianza e un presagio. 

Questa testimonianza : che Pesercito d’Italia, il quale, 
dopo Pimmensa sventura ingiustamente sofferta, aveva 
così eroicamente assolto il compito della difesa del ter¬ 
ritorio, aveva ritrovato il suo impeto di offensiva con 
antico valore e con nuove speranze {Vivissimi afflatisi). 
E questo presagio: che dovunque e comunque il nemico 
appresti il suo sforzo supremo, del quale sarebbe im¬ 
provvido non prevedere tutta la disperata ed enorme 
minaccia, troverà fieri e saldi cuori dei soldati, i quali 
ben sanno che ormai si deve vincere per la salvezza 
della Patria e pei destini del mondo. (/ defittati e i 
niinisti'i sorgono in fiedi — Vivissimi generali reiterati 
affiausi — Grida rifetute di : Viva VItalia! — Moltis¬ 
simi defutati si recano a congratularsi col Presidente 
del Consìglio). 







" Monte Grappa 

tu sei la mia Patria!,, 

L’ideale di Wilson e quello dei socialisti 

(Discorso pronunciato aiia Camera dei Deputati) 

Roma, 2S febbraio 


La situazione quaPè ? 

Alcuni oratori, e io debbo particolarmente ringraziarli 
(come Ponorevole Raimondo e Ponorevole'Ruini), furono 
eloquenti commentatori, che svilupparono i punti essen¬ 
ziali che le nostre comunicazioni fissarono. Altri, invece, 
con sapore più o meno di opposizione, hanno vagato, 
qua e là, hanno cercato a destra e a sinistra, hanno 
chiesto, sperato, invocato chi il Papa, e chi Tan^rchico ; 
tutte le possibilità sono state tenute presenti e risolle¬ 
vate; ma la questione limane pur sempre, ferreamente, 
a quel medesimo punto. Quando il Governo, presen¬ 
tandosi a VOI, onorevoli colleghi, disse che tutte le pos 
‘sibilità astratte furono tenute presenti, ma si trovò ozio¬ 
so il discuterle, posto che il nemico non ci lascia altra 





46 - 


possibilità concreta che subire la pace che egli vuole, 
non vi diceva che la pura e genuina verità, la quale 
non ammette altra via, non consente altra soluzione. 
Dissi, adunque, e ripeto : che tutte le possibilità astratte 
furono da noi proposte, esaminate, vagliate; il che si¬ 
gnifica che nessuna pregiudiziale è nel nostro animo; 
noi sentiamo tutta la tragicità delPora e non intendiamo 
precludere a priori alcuna via di uscita da questo ango¬ 
scioso cimento della umanità. Ma è il nemico che ci 
stringe, ci costringe con le spalle al muro : difendersi, 
questa è la questione, e tutto quanto si è detto in tutti * 
i sensi non fa che aggirarsi sempre, unicamente su que- i 
sto punto. Se qualche nota, con sapore di novità, è vi¬ 
brata qui dentro, è quella che noi abbiamo inteso da i 
colleghi a noi cari, compagni nostri, ora come prima — | 
non dubito — nell’ideale della necessità e della giusti- ! 
zia di questa guerra, ma che hanno assunto atteggia¬ 
menti alquanto propri. L’onorevole Labriola, che rap¬ 
presenta un’ala ormai così estrema del partito della 
guerra, che quasi comincia a toccare gli avversari di 
essa, il Cabrini, Ivanoe Bonomi hanno, in verità, prof | 
ferito parole, le quali hanno meritato consensi ed ap | 
plausi da parte dei socialisti, i quali li confortavano i 
del loro assentimento, dicendo : ma è quello che noi i 
abbiamo detto e che ora si ripete. Orbene, che cosa 
hanno detto questi nostri colleghi ? Badate, badate albi 
potenza della idea; non vi accorgete, non sentite che 
qualche cosa di nuovo matura, che le coscienze dei po 
poli evolvono, che le idee fiammeggiano, che con le 
fiamme si diffondono gli ideali, i quali vengono a maro 
a mano affermandosi ? 

Così .essi hanno parlato. 

Benissimo, perfettamente, — rispondo io —:; e non 
sono io, essenzialmente, squisitamente idealista e senti¬ 
mentale, che potrò negare la potenza delle idee. A esse 
m’inchino, ma ad una condizione. Nell’interesse delle 
idee, affinchè esse non siano disonorate, mutilate, bisc-| 
gna che l’idea si affermi come forza, che si affermi come | 






— 47 


volontà di vincere gli ostacoli che si frappongono. An¬ 
che ridea di Dio, anche Fidea divina shncarnò per agi¬ 
re, per soffrire, per vincere, con la sofferenza, gli osta¬ 
coli ! Che cosa, invece, fate voi per queste idee {Vivis¬ 
simi prolungati applausi). 

Voi le considerate come il vostro sole delFavvenire • 
e nella lotta buia e paurosa andate a letto, aspettando 
che sorga il domani e il sole si levi. (Vivissimi prolun¬ 
gati applausi — Rumori aW e strema sinistra — Scambio 
di apostrofi fra alcuni deputati delVestrema sinistra e 
altri deputati di destra). 

ORLANDO V. E. lo vi dico delle ragioni, è inutile 
che urliate ! (Rumori alVestrema sinistra). 

Voi avete ammirato le proposte del Presidente Wil¬ 
son. Anzi, quasi quasi, in certi momenti, pareva che per¬ 
sino Paccusaste di plagio. Non Pavete detto forse? Che 
cosa egli è se non il ripetitore di quanto noi avevamo 
detto a Zimmerwald e a Kienthal ? In certi momenti 
parrebbe che il Presidente Wilson e la Repubblica ame¬ 
ricana fossero alleati vostri invece che nostri ! {Com¬ 
menti). 

Ora guardiamo Pultimo messaggio di Wilson. 

MAFFI. Badate che PAmerica non faccia come la 
Russia. {Proteste vivissime — Rumori). 

RAIMONDO. Speriamo che questa gioia non Pab- 
biate !... 

MARCHESANO. Sfruttatori del proletariato! 

ORLANDO V. E. Dice Wilson che i principi! da ap 
plicarsi sono i seguenti : che ciascuna parte della sola- 
zione finale debba essere fondata sulla giustizia essen¬ 
ziale di ciascun, caso paiticolare e su quelle sistemazioni 
che siano più suscettibili di produrre una pace perma¬ 
nente; che non si possa far mercato dei popoli e delle 
provinole per farle passare da una sovranità alPaltra. 
come pezzi di un giuoco, fosse pure il gran giuoco, ora 
screditato per sempre, delPequilibrio delle forze ; che 
qualsiasi soluzione territoriale che la guerra implicli* 
debba essere effettuata nelPinteresse e per il vantaggio 
delle popolazioni interessate; e così via. 


- 48 - 


Che di più nobile, di più alto, di più bello nel campo 
deiridea? Dovreste plaudire. (Commeyiti). 

MAFFI. Sono imperialisti i nostri alleati! (^Rumori). 

PRESIDENTE. Onorevole Maiìi!... 

ORLANDO V. E. Però la formula di quel Wilson^ 
che voi pur tanto ammirate, non è qui. Or io vi dom^ìli¬ 
do se con Papprovare il programma di Wilson e col 
plaudire a quelle norme che ho teste ricordato, voi con- 
sentite pure alla seconda parte del programma che è 
questa: ((Le nostre risorse sono per ora solo parzial¬ 
mente mobilitate, ma non ci fermeremo finche non sa¬ 
ranno tutte mobilitate ». 

(( Tutta la nostra potenza sarà impegnata in questa 
guerra ». 

Così si serve rumanità ! {^Applausi vivissimi e pro¬ 
lungati al centro e a destra). 

E ciò richiama alia mia mente, per un riavvicina 
mento dhdee, un ricordo storico. Quei primi Puritani, 
i quali partivano dopo la rivoluzione cromwelliana per 
sfuggire alla dominazione degli Stuart e colonizzavano 
le prime terre delPAmerica, vi giungevano portando 
con loro il precetto di Cromwell : onorate Dio (Pidea), 
e tenete asciutte le polveri (Pattuazione). 

Voi onorate l’idea, ma non la servite, e con una ideo¬ 
logia vana la indebolite. [Applausi vivissimi e prolun¬ 
gati). 

QuaPè la nostra idea, in quest’ora ? Le idee potevano 
dividerci all’inizio della immensa guerra mondiale; ma 
in quest’ora, per noi tutti, non può esserci che una 
idea immediata, unica e sola — in quest’ora nella quale 
il duro giogo dell’invasore opprime un lembo, un caro 
e glorioso lembo, del sacro suolo della patria... 

MAFFI. Chi Pha voluto? [Rumori vivissimi — Com¬ 
menti — Proteste a destra). 

Voci. Alla porta! 

MAURY. Scacciatelo! 

FOSCARL Cacciatelo dall’Italia, non solo dalla Ca¬ 
mera ! 

Voci. Fuori! Fuori! 





— 49 — 


PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si calmino!... 
Ed ella onorevole Maffi la finisca con le sue continue, 
inopportune ed anche offensive interruzioni. {Benis¬ 
simo! Bravo!). 

ORLANDO V. E. li fatto rimane e la Camera non 
può chiuder meglio questa sua discussione se non ascol¬ 
tando la voce che ci viene dal di là del fronte attuale. 

E^ una comunicazione ricevuta oggi dal Comando Su¬ 
premo, col quale si portano a conoscenza le seguenti 
notizie desunte da interrogatori di un sottufficiale au¬ 
striaco di nazionalità perseguitata, un boemo, volonta¬ 
riamente presentatosi alle nostre linee del Monte Per¬ 
tica. E 'la voce dei nostri fratelli che sono di là dal 
Piave : 

(( La popolazione .di Fonzaso, composta in gran parte 
di donne e di bambini, vive ritirata in silenzio, mante¬ 
nendo un contegno dignitoso e fiero di fronte agli au¬ 
striaci. Si legge la tristezza nel volto di ogni italiano. 
{Sensamone). Ogni giorno le chiese sono affollate di de¬ 
voti. Succede spesso di vedere per le strade delle donne 
che, incontrandosi, si mettono a piangere. {Sensazio¬ 
ne). I ragazzi cantano una canzone col • ritornello : 
(( ?vlonte Grappa tu sei la mia Patria ! » ^Sensazione). 
La canzone è proibita dalle autorità. Dal campanile 
sono state tolte le campane. E^ stato uno spettacolo 
doloroso, perchè le campane furono fatte precipitare 
dal campanile e andarono in pezzi sotto gli occhi della 
popolazione. Qualcheduno, piangendo, raccoglie dei pez¬ 
zetti di bronzo e li tiene come una reliquia. {Sensazione). 

I rottami delle campane furono subito caricati in auto¬ 
carri e avviati a Primolano. Si parla molto fra gli abi- 
, tanti del paese di una controffensiva italiana per ricac¬ 
ciare gli austriaci ». {Senso generale di vivissima com¬ 
mozione). 

Or questa parola che ci viene dai nostri fratelli op¬ 
pressi, questa parola che è nel tempo stesso speranza, 
fede, incitamento, sia la degna conclusione di questo 
dibattito ! {Applausi generali^ vivissimi^ prolungati^ che 

4 


— 50 — 


si yÌHHOVdìlO d 'più vipySSB 6 d cui SI dssociduo le iti 
bune, sdlutduo Id chiusd del discorso del Presidente del 
Consiglio — / deputdti e gli dscoltdtori in piedi dgi- 
tdno i fdzzoletti — Vivissimi dppldusi sono rivolti ddi 
deputdti dlld tribuno militore, di grido : a Vtvd VEser- 
citoliì — Grido entusiastiche e reiterate ■. i.t.Viva VIta¬ 
lia ! r, — Moltissimi deputati si recano a congratularsi 
col Presidente del Consìglio, che viene salutato da nuo¬ 
vi applausi). , 

BISSOLATI, ministro per' l'assistenza militare e le 
pensioni. {Con forza). Fino alla morte! l'ino alla mor¬ 
te ! {^Applausi vivissimi e prolungati). 





Per le nazionalità oppresse 


Novara e Caporetto 

Discorso pronunciato ai Senato dei Regno 
Roma^ 14 mztzo 1918 


...L’onorevole Ruffmi ha, con l’eloquenza vibrante 
delle sue parole e con la suggestione convincente delle 
sue ragioni, magistralmente trattato il grave argomento 
dei rapporti dell’Italia verso le aspirazioni delle nazìo- 
zionalità soggette all’Austria e più specialmente degli 
Slavi meridionali. Io vorrei poter dire che anche per 
questa parte il discorso del senatore Ruffini rappre¬ 
senta un eloquente sviluppo di alcune idee, che già il 
Governo aveva espresso nelle sue comunicazioni : e ciò 
non certo per un piccino vanto di priorità, ma, al con¬ 
trario, per dimostrare come spontaneo sia il mio con¬ 
senso nello spirito generale da cui l’onorevole mio ami¬ 
co è stato animato. La politica, come del resto la stessa 
condotta etica degli individui, non può dirsi nò tutta 
determinata dal sentimento, nè tutta dall’interesse : vi 
è un punto (e l’essenziale sta nel raggiungerlo e nei 






mantenervisi), in cui il sentimento si congiurigc con 
rinteresse ; Tuno rappresentando la direttiva, l’altro 
la forza di propulsione. Sotto questo aspetto, checche 
abbia potuto in contrario affermare una triste e fallace 
leggenda, antico è, in Italia, il sentimento di fervida 
simpatia per la causa di tutte le nazionalità oppresse ; 
ma, d’altra parte, deve anche riconoscersi che i pro¬ 
fondi mutamenti avvenuti m questi tempi, di cui pochi 
mesi rappresentano cicli storici, hanno il puro senti¬ 
mento ideale rafforzato con ragioni di interesse, o — 
il che equivale — hanno eliminato ragioni di interesse 
che prima erano capaci di parzialmente comprimere 
quel sentimento. Non insisterò nelPesame della defi¬ 
cienza di questi fattori, già così egregiamente fatto dal 
senatore Ruffìni con un ordine di considerazioni che in 
gran parte potrei adottare io stesso : solo ci basterà il 
considerare che, se l’Italia in questa guerra persegue 
il fine essenziale di avere confini difensibili e di tute¬ 
lare le imprescrittibili ragioni della gente italica, è 
evidente quanta influenza possa esercitare su questo 
nostro duplice scopo l’evento di avere al nostro confine 
un popolo che sia a noi sinceramente unito per pro¬ 
cedere di conserva sulle vie del progresso e della civiltà. 

Ed è pure ovvia quest’altra considerazione, cioè, che 
quelle nazionalità, alle quali gli Italiani si trovan vi¬ 
cini ed anche in parte commisti, quegli Slavi meridio¬ 
nali ed adriatici, cui più particolarmente il senatore 
Ruffini si riferiva, sono, alla loro volta, nazionalità 
dominate dalPAustria : ed è stata soltanto l’astuzia tra¬ 
dizionale di questo Stato che ha scatenato le passioni 
etniche delle razze oppresse, aizzandole l’una contro 
Paltra, per poterle più facilmente dominare. Sembra 
quindi, che sia naturale e necessaria politica il seguire 
una via opposta a quella di cui il nostro nemico si è 
tanto giovato, e il sostituire agli urti e agli odi, artifi^ 
ciosamente suscitati e alimentati, quella solidarietà che 
nasce dalla comune sofferenza, a cui non contrasta alcu¬ 
na sostanziale ragione di dissidio, allorché lealmente e 
sinceramente venissero in esame le condizioni rispettive 




53 — 


per la esistenza reciproca e i reciproci sacrifici di alcuni 
gruppi etnici in quélle zone giige intercedenti fra i 
confini dei grandi popoli, e, finalmente, la determina¬ 
zione delle giuste garanzie da dare a quegli elementi 
etnicamente difformi che le reciproche necessità di esi¬ 
stenza imponessero di aggregare aH’uno o alPaltro dei 
due diversi gruppi statali. 

Tutto ciò si può fare, tutto ciò si deve fare, senza 
che sia necessario — e non è nemmeno utile — di sta¬ 
bilire sin da ora quale influenza tale attitudine abbia 
da avere sugli scopi della guerra. La guerra non ha 
che un solo scopo: vincere; e il mezzo per raggiun¬ 
gere tale scopo è questo solo : fare ogni sforzo per 
indebolire il nemico. Questo è tutto quanto utilmente 
può dirsi intorno agli scopi ed ai mezzi della guerra ; 
il resto è accademia o divagazione. Ed allora, noi pos¬ 
siamo di questo esser certi : che il rimuovere il dolo¬ 
roso equivoco che si era formato fra le aspirazioni ita¬ 
liane e i sentimenti degli Slavi adriatici costituisca un 
intento nuovo, giusto ed utile in sè ; altro dunque non 
occorre perchè da parte nostra si dia al raggiungi¬ 
mento di queirintento tutto il concorso nostro più cor¬ 
diale e più sincero. {Affrovazioni). 

Passando ora alla situazione interna, io trovo super¬ 
fluo, onorevoli senatori, riconfermare la fredda, incrol¬ 
labile risoluzione del Governo di mantenere ferma la 
compagine politica e sociale del paese, sotto Paspetto 
non di questa o di quella dottrina astratta, non di que¬ 
sta o di quella aspirazione di partiti, ma puramente e 
semplicemente come necessità di guerra non meno im¬ 
portante che la resistenza delle truppe al fronte. Il ce¬ 
lebre principio (( salus publica suprema lex », cui si 
ispirò il diritto pubblico romano, fu indipendente dalla 
forma di Governo, aristocratica o democratica, monar¬ 
chica, repubblicana . o imperiale, dimostrando con la 
luminosa esperienza del più grande popolo della sto¬ 
ria come, di fronte alle necessità della patria in guerra, 
non si può ammettere che questa o quell’altra parte 


— 54 — 


istituzionale abbiano esigenze capaci di prevalere sulle 
necessità della salvezza dello Stato. D^altra parte, se 
pure ne avessimo dubitato (e non ne abbiamo mai du¬ 
bitato) espliciti documenti recentemente conosciuti ci 
hanno rivelato che del programma offensivo tedesco fa 
parte integrante l’eccitare moti popolari ed ogni forma 
di snervamento negli Stati nemici. Quale persona di 
buona fede potrà, dopo ciò, dubitar^ che ogni tentativo 
per scuotere o turbare l’intima saldezza del paese co- 
stituisca un tradimento nel senso più stretto della paro¬ 
la ? Ma se su di ciò non vi può essere alcun dubbio, 
vi è un punto particolare che giova di particolarmente 
avvertire. L’intima compagine di un paese non si scuote 
soltanto con l’atto esteriore e brutale che turbi l’ordine 
pubblico, non soltanto con la propaganda delittuosa 
ma almeno non equivoca fatta direttamente contro la 
guerra, ma anche con ogni altro mezzo, qualunque ne 
sia la forma o la natura, purché praticamente riesca 
a deprimere lo Spirito pubblico, a destare preoccupa 
zioni, a scuotere la fiducia or nell’esercito, or nel Go¬ 
verno, considerato non già negli uomini che lo com¬ 
pongono, ma nella sua stessa essenza istituzionale, e 
finalmente, in sènso più ampio e generale, a scuotere 
la fiducia del popolo in sè stesso. [Bene). 

Situato in quel grande osservatorio pubblico che è 
Palazzo Braschi, io debbo dire che non mai, come in 
questo ultimo periodo della guerra, io ho avvertito un 
così straordinario succedersi, anzi, un rincorrersi di 
notizie allarmanti, di voci minacciose di tutti i generi, 
e in tutti i sensi, notizie e voci delle quali, quando 
sono abbastanza precise e specifiche (ed è il caso più 
raro), si finisce col riconoscere in generale l’assoluta 
infondatezza. 

Perfettamente consapevole della maestria dei nostri 
nemici nelle arti della perfidia, in cui essi han rag¬ 
giunto una eccellenza veramente grandiosa, io non esito 
a riconoscere in tutto ciò una marca di fabbrica genui¬ 
namente tedesca. Verso questa estrema insidia nemica 


— 55 


non vi è che una sola difesa, e cioè : tenere i nervi a 
posto !... 

Con travolgente eloquenza, Fonorevole Ruffini ha af¬ 
fermato che il giudizio della storia dimostra che No¬ 
vara era pur necessaria : forse, un giorno, la storia 
dimostrerà che non tutto è danno nella sventura di Ca- 
poretto. I grandi dolori passano attraverso la vita degli 
individui, come possenti soffi di purificazione; così le 
grandi sventure collettive possono, pei popoli che ne 
sono colpiti, costituire una rude ed efficace scuola di 
disciplina e di dovere. Nessuno tra i grandi popoli 
che più rifulgono nella storia delTumanità si è sot¬ 
tratto alle più rudi avversità; grandi essi furono non 
perchè risparmiati dalla sciagura, ma perchè si dimo 
strarono capaci di resistere ad essa e di vincerla. {Bene). 

Di una importanza incomparabilmente minore era 
stato il rovescio di Adua; eppure parve allora che sul- 
Tanimo del nostro popolo si diffondesse come un senso 
di annientamento e di suicidio e parve che del tutto 
vana fosse^ la fiammeggiante storia del nostro Risorgi¬ 
mento, se così presto un popolo, che pure doveva mani¬ 
festarsi nel fiore e nelFardimento della sua giovinezza, 
mostrava di piegarsi dinanzi ad una sconfitta, senza 
volontà e senza fierezza. Ma negli anni successivi Fani¬ 
ma nazionale del nostro popolo era venuta veramente 
fortificandosi e ritemprandosi ; e queste virtù, che ce¬ 
mentano definitivamente Funità nazionale, la guerra ha 
rivelate, non solo e, direi, non tanto nel primo impeto 
degli entusiasmi e nelFebbrezza delle prime vittorie, 
così aspramente contrastate, quanto, piuttosto, nelFora 
della sciagura, allorché potè per un attimo solo, in un 
momento solo di scoramento, svanire il valore delle 
durate fatiche e dei sacrifici sopportati, e sembrar va¬ 
namente perduto il sangue generoso sparso dai figli 
d’Italia. In quell’ora, veramente tremenda, nella quale 
parve che i nostri cuori dovessero scoppiare e ancie 
noi, di tanto inferiori allo spirito sovrano di Niccolò 
Machiavelli, comprendemmo come si potesse morire 
di schianto per la patria, un possente spirito di espia- 


zione e nel tempo stesso di riscossa percorse il Paese ; 
e fu una determinazione nel tempo stesso frenetica e 
cosciente, fatta di fede e di ragione, per perseverare 
nella lotta fino all’estremo, con tutti i nostri mezzi, per 
tutte le nostre risorse, con tutto il nostro sangue. 

Se questa dura, tremenda prova era, dunque, neces¬ 
saria : se era destino che il popolo odierno d’Italia per 
esperimento crudele sapesse (come lo seppero i nostri 
padri e i padri dei nostri padri attraverso i secoli dalla 
caduta di Roma) che cosa significhi l’invasione deL’o 
straniero, una ragione di fiero conforto possiamo ormai 
trarne. E mentre, perchè Novara si potesse dire non 
vana, occorsero lunghi anni di oscura angoscia e di 
espiazione dura, noi fin d’ora possiamo, invece, dire 
che non vano per noi è stato Caporetto, poiché se ci 
ha duramente scossi, ci ha ritrovato in piedi guardando 
in faccia al nemico. [Bene). 

Il popolo italiano può e deve essere salvato dal Go¬ 
verno, ha esclamato l’onorevole Rulfini. Sarebbe ridi¬ 
cola modestia se noi dicessimo parole capaci di alle¬ 
viare tutto il peso deirirnmane responsabilità che quelle 
parole ci assegnano. Noi diciamo invece che le nostre 
stesse umili, insignificanti persone, ricevono dalla gran¬ 
dezza degli eventi e dalla maestà del dovere, che ri 
domina e ci guida, la volontà e la forza di compiere 
sino all’ultimo, sino alla fine, tutto lo sforzo che noi 
possiamo, moltiplicando le impari forze per la stessa 
esaltazione del nostro spirito. Ma neH’adempimento di 
questa missione noi siamo sorretti da una fiducia, senza 
la quale nulla potremm^o, e cioè che nell’anima, nella 
volontà, nello stesso buon senso del popolo italiano sia 
tutta la virtù e tutta l’energia di volere e di assicurare 
la propria salvazione. Noi siamo umili creature che, 
come dice il Poeta, un sole ci vede nascere e un sole 
ci vede morire; noi possiamo, e, dunque, dobbiamo, 
far sacrificio di ogni nostro bene, del nostro avvenire, 
del nostro patrimonio, della nostra vita. Ma la Patria 
deve essere immortale : tutto si deve tentare e tutto 
osare perchè viva l’Italia ! [Vivissimi generali applausi). 


— 57 “ 


Telegramma al Generalissimo 


Tornando dalla Zona di Guerra 


Romaj IO a'prile 1915 . 

Non appena tornato qui, mi è grato rinnovarle i sen¬ 
timenti della mia calda ammirazione per il perfetto 
ordine dell'esercito e magnifica tenuta delle truppe, 
che ho potuto constatare di persona nei giorni scorsi 
al fronte. Questi sentimenti ho già a viva voce espressi 
alla E. V., ma sento il bisogno di riaffermarli pur da 
lontano, perchè voglio che il senso di confortante fidu¬ 
cia che questa visita ha inspirato alPanimo mio, si dif¬ 
fonda per tutto il paese. 

In questo periodo di mio Governo, breve per tempo 
ma grande per avvenimenti, ho sempre parlato con 
franchezza e sincerità giudicando che ad un popolo 
il quale, come l’Italiano, ha dato così fulgide prove 
di resistenza e di sangue freddo anche nei più difficili 
momenti, si possa e si debba dir sempre tutta la ve¬ 
rità. Oggi, con la medesima coscienza, io sono lieto 
ed orgoglioso di poter assicurare al popolo nostro che 
l’esercito, cui è affidata la difesa delhesistenza e del¬ 
l’onore delia Patria, non è stato mai più degno, come 
nelPora attuale, di questo compito supremo. Alla sal¬ 
dezza degli arimi corrisponde la saldezza degli appre¬ 
stamenti militari. L’urto del nemico, quando verrà, ci 
troverà pronti a sostenerlo. E se all’arduo cimento, che 



- 58 - 


segna la crisi definitiva della nostra guerra, noi pos 
siamo apprestarci con cuore non diverso da quello con 
cui altri pure affrontammo e superammo, questa fidu¬ 
cia è dovuta, oltre che al valore dei soldati, alle qua¬ 
lità del loro capo il quale, nel compito immane che 
assunse e ch’è venuto adempiendo prima con Taver 
trattenuto il nemico sul Piave mentre persino molti 
cuori saldi già disperavano, poi con Pavere riordinato 
Pesercito in modo così rapido, profondo e vigoroso, ha 
voluto circondare la mirabile opera sua di riserbo, di 
austerità e di silenzio come si addice ad un uomo per 
cui valgono le azioni, non le parole. 

Cosciente della gravità dell’ora, ma fidente oggi come 
ieri, e più di ieri, nella saggezza di V. E. e nell’eroismo 
dei nostri soldati, il Popolo Italiano riafferma ai pro¬ 
pri figli combattenti la sua ammirazione e la sua rico¬ 
noscenza, nella certezza che premio dei nostri sacrifici 
sarà la degna e giusta vittoria. 





Nellanniversario 

della nostra guerra 

Discorso pronunziato ai Teatro Augusteo 
aiia presenza dei Principe di (daiies 
Roma, 25 maggio 


Non mai Roma ebbe fremiti di maggior orgoglio 
nella sua anima millenaria come oggi nelFascoltare la 
parola di saluto, di ardore e di fede che le rivolgono 
i rappresentanti dei popoli alleati solidali colFItalia 
nella lotta di cui la storia del mondo non vide l’eguale. 
Non mai, anche quando più lontano si spingevano i 
confini del suo impero sino a comprendere quasi tutto 
il mondo incivilito,. Roma ebbe tributato un omaggio 
di popoli più grande di questo d’oggidì, non più gran¬ 
de perchè esso proviene dal mondo antico e dal nuovo, 
non più grande, sopratutto, perchè proviene da popoli 
liberi. 

Io non posso fare atto di modestia e affermo fiera¬ 
mente invece che per grande che sia quest’omaggio, per 
immenso che ne sia il significato l’Italia è ben degna 
di riceverlo. E dicendo che ne è ben degna non alludo 



6o — 


^'oltanto alla guerra che essa ha combattuto con fedeltà 
ed onore e al contributo di sforzi e di dolori, di priva- 
,tioni e di sacrifici che ha apportato alla causa comune 
onde tutti essa ha conosciuti gli orrori di questa guer¬ 
ra : i suoi figli caduti a migliaia sui campi di battaglia, 
tutta la sua ricchezza offerta con generosa liberalità, le 
sue donne ed i suoi bambini massacrati dall’aggressione 
che contamina il cielo o annegati per l’insidia sotto¬ 
marina, le sue città bombardate, i suoi monumenti di¬ 
strutti e minacciati, due fra le sue più gloriose provin¬ 
ole invase e calpestate dal nemico. 


La gioia di nuocere 


L’Italia ha sofferto tutto quanto ha potuto escogitare 
l’arte diabolica di chi ha potuto trovare Tespressione : 

« La gioia di nuocere », quando noi latini avevamo tro¬ 
vata l’espressione: «La gioia di vivere ». Noi ricordia¬ 
mo tutto ciò non col pensiero di chi espone la sua 
piaga, non per suscitare una commozione benefica, ma 
con la fierezza e l’orgoglio del mutilato per cui le 
cicatrici sono come una decorazione gloriosa im.pressa 
nelle carni ; noi ricordiamo con la fede incrollabile di 
chi sa che beati sono coloro che hanno sofferto per una 
causa giusta. Ma noi sappiamo egualmente che in que¬ 
sta guerra, che ha visto le più orribili cose e le più 
belle che la storia conosca, una generosa gara di sacri¬ 
fici fra i popoli combattenti sotto il vessillo dell’Intesa 
fa che ognuno veda ed apprezzi le sofferenze degli altri 
prima delie proprie. E per tacere d’altri non è qui fra 
noi il rappresentante del Belgio, di questo popolo mar- i 
tire della idea dell’indipendenza e dell’onorej 


Ma quando ho detto che l’Italia è meritevole di que¬ 
sto commosso omaggio di tutti i popoli civili, io pen¬ 
savo invece alTalta bellezza morale del suo" gesto, onde 





— 6i — 


essa scelse liberamente e volontariamente la via del 
sacrifizio quando già da lunghi mesi era durata la sug¬ 
gestione snervante delle stragi e degli orrori della guer¬ 
ra e culminava Timmane conflitto in un momento non 
certo favorevole delTIntesa : bellezza morale del suo ge¬ 
sto io dico, giacché determinarne l’entrata in guerra fu 
sopratutto la spinta di un grande sentimento per cui 
Fanima italiana subì il fascino di un generoso ideali¬ 
smo. Questa idea morale come determinò la magnanima 
risoluzione dell’inizio, cosi ha dominato durante tutta 
la guerra, si è, anzi, sempre più affinata, sempre più 
purificata, nella fornace del cimento formidabile, sicché 
dopo tre anni di guerra, dopo Fimmeritata sciagura 
di Caporetto, voi qui convenuti da ogni parte potrete 
attestare di aver trovata un’Italia certo alquanto di¬ 
versa dall’Italia dell’antica maniera, i cui incanti della 
natura e dell’arte erano ricercati dai sognatori, dai 
poeti e dagli innamorati; un’Italia fatta più austera 
dall’aspra e sana scuola del dolore, ma un’Italia in 
piedi, animata dallo stesso fervore, dallo stesso entu¬ 
siasmo, dalla stessa fede con cui nel maggio del 1915 
proclamò la sua guerra. 


Giustizia e Libertà 


Questa guerra apparve, quando fu proclamata, come 
la prosecuzione delle guerre del Risorgimento. Il popolo 
intese di combattere ancora per la sua unità e per la 
sua indipendenza, per i fratelli della stessa lingua, del¬ 
lo stesso sangue, della stessa anima, gravati tuttora da 
quel governo insopportabile che opprime e soffoca le 
più alte aspirazioni dei più nobili popoli, di combat¬ 
tere per ottenere meno iniqui confini che gli assicurino 
l’esistenza contro la secolare minaccia che sembra stare 
in perpetuo agguato dai monti e dal mare. 



02 - 


Ma nel corso di questi tre anni di guerra, di cui i 
mesi hanno spesso avuto la funzione storica di secoli, 
bene si è venuto in Italia avvertendo che le aspirazioni 
particolari anche le più giuste, le rivendicazioni nazio¬ 
nali anche le più sante, divengono episodi in questo gi¬ 
gantesco conflitto ; nel quale più che pei singoli popoli 
sembra si combatta per l'umanità intera, più che per 
l'esistenza di una nazione sembra si combatta per Tav- 
venire e le sorti del mondo. Ed ecco in queste due pa¬ 
role, nelle quali si compendia la storia più generosa 
e più gloriosa delle generazioni umane, in queste due 
parole, giustizia e libertà^ sta Pintima, la profonda 
ragione della vittoria che sarà e dovrà essere comune. 

I messaggi del Presidente Wilson, nella loro stessa 
limpidezza, hanno proiettato come un fascio di luce 
sulla nobiltà universale degli scopi della nostra guerra. 
Essi hanno trovato Pespressione precisa, la formula ca¬ 
tegorica di quanto noi venivamo sempre più chiara¬ 
mente intuendo con quella lucidità che il dolore confe¬ 
risce. Noi abbiamo potuto stabilire così la verità umana 
ed universale che si eleva sugli obiettivi nazionali": fe¬ 
lici di questo, che essi, questi obiettivi, corrispondono, a 
quella verità e si inquadrano in essa. Come a questa 
concezione universale noi ci siamo sollevati muovendo 
da una^' idea particolare, così viceversa dall’idea domi- 
natrice ridiscendiamo ai nostri ideali nazionali come 
ad una conseguenza di quella. Il diritto di Trieste è 
materiato dalla stessa verità e dalla stessa giustizia 
che il diritto di Strasburgo, e il diritto di Strasburgo 
come di Trieste è materiato della stessa intima sostan¬ 
za che il diritto di Varsavia e di Praga. 

La forza deW ideale 

Noi ben conosciamo tutta la gravità dell’ora, tutta 
la grandezza del pericolo; ben sentiamo che, radunando 
tutte le riserve dei suoi uomini, tutta la potenza dei 



mezzi e tutto il cumulo dei suoi odi e della sua vio¬ 
lenza, il nemico sta per slanciarsi contro i nostri alleati 
e contro noi con un immane sforzo di disperazione. 
Noi sappiamo che la volontà del nemico, ancor più 
della nostra, ha fatto di ciuesta guerra una questione di 
vita o di morte per i popoli, poiché, se nel discorso di 
Homburg il Kaiser dichiarò che la Germania è pronta 
a stringere la mano che il nemico gli porge abbattuto 
e vinto, la sedicente pace russa e quella di Bucarest, 
imposta per violenza alla nobile tradita Rumenia, han¬ 
no fatto comprendere persino ai Santommasi del paci¬ 
fismo europeo che la Germania è pronta a stringere del 
vinto non la mano soltanto ma il collo. I nostr^ nemici 
tale inesorabile dilemma hanno imposto. Che se mai il 
decisivo duello dovesse finire con la totale rovina dei 
nostri popoli, serebbe pur sempre preferibile cadere glo¬ 
riosamente guardando in faccia Favversario anziché sal¬ 
vare resistenza nostra a prezzo della schiavitù e del 
disonore. 

Ma pari alla grande idea é la grande fede che ci 
anima, mentre, malgrado le debolezze inevitabili, mal¬ 
grado le avversità contingenti, malgrado i sacrifici tre¬ 
mendi, noi sentiamo che vi é più forza in questa idea 
che in tutta la brutale violenza del nemico. Nessuna 
violenza é mai valsa a soffocare le idee che sono ap¬ 
parse grandi, auguste, decisive, sul mondo. Sono esse 
le vere, le sole conquistatrici. Da questo cataclisma, 
pel quale può dirsi che tutta quanta Panima dolori e 
pianga Fumanità, sorgerà un’epoca migliore, e non 
sarà quella che il nemico sognava pel suo folle sogno 
di dominio universale. Sulla varietà dei popoli grandi 
e piccoli, ma tutti parimenti eguali, parimenti liberi, 
un solo impero vi sarà e dovrà esservi : quello della 
giustizia. 

Noi abbiamo preso questo impegho, lo abbiamo san¬ 
tificato col sangue generoso di innumerevoli eroi e con 
la rude sofferenza di popoli interi. Tutto ciò non sarà 
vano. Stretti nella guerra da un patto solenne di vita 


— 04 — 


e di morte per i supremi e più alti scopi delTesistenza 
dei popoli, dopo la guerra noi non frangeremo quel 
patto. Dalla nostra vittoria la pace ; dalla nostra pace 
la giustizia e la libertà del mondo ! 


Il prìncipe soldato 


Altezza! Signori! Nell'animo mio in quest’ora rivi¬ 
vono due episodi il cui significato j^^o^ondo mi pare 
che riassuma i sentimenti di questa riunione indimer 
ticabile. Ho riveduto ieri un giovane nei cui occhi 
cerulei è riflessa la limpida anima di un vecchio po¬ 
polo, di quell'Inghilterra dove è sorta la filosofia etica 
della benevolenza e della simpatia, -e quella filosofia 
economica che nel proclamare i principi! della scuola 
di Manchester alla constatazione della lotta per la con¬ 
correnza faceva seguire questo imperativo : combattere 
con lealtà. 

Fair -play. Ho domandato a quel giovane donde di¬ 
rettamente provenisse, e mi ha risposto : DalValtipiano 
di Asiago; ed ha soggiunto : Mi ci trovo da sei mesi. 
Questo giovane è Ferede del più grande impero del 
mondo; e con magnifica semplicità egli è venuto a 
partecipare ai nostri disagi, ai nostri pericoli ed ha 
voluto concorrere alla difesa della nostra terra sulle 
nostre alpi. Altezza ! Gli italiani non lo dimentiche¬ 
ranno mai! 

Questo episodio collego con un altro. Erano le ter¬ 
ribili giornate con cui cominciò il novembre 1917, nelle 
quali occorse una fede veramente immensa per non 
disperare. Con un atto di spontaneità fraternamente 
generosa erano venuti in Italia i capi dei governi al¬ 
leati : il Primo Ministro inglese e il Presidente del 
Consiglio dei ministri di Francia; ma già gli avevan 
preceduti le divisioni di Francia e d’Inghilterra, la 






cui partenza era cominciata nelie prime ore dopo la 
g-iornata di Caporetto. Neanche ciò Tltalia dimenti¬ 
cherà mai. 


Francia eroica 

Dopo Rapallo, chetavamo recati al fronte e ci sof¬ 
fermammo in una piccola stazione, mentre passava un 
;reno di truppe francesi. Per grande che' fosse la fede 
Desava su noi tutti Finfìnita preoccupazione delFora. 
\nche la giornata era velata di una tristezza cupa e 
ndefinita. I francesi sfilavano con quella calma tran 
juilla che fa di essi dei ^soldati per vocazione e che 
i fa trovare come in casa propria su tutti i campi di 
)attaglia del mondo. La loro gravità militare non era 
scossa dalla visione del capo del loro governo, di cui 
;ssi, in quel momento, ignoravano la presenza in quel 
uogo, ma ad un tratto, dall’alto di un vagone, un 
qiovanetto (sembrava, anzi, un ragazzo) piccolo eroe 
lai viso pallido e magro, ma. dagli occhi sfavillanti, 
iconobbe il signor Poincaré, il deputato di una delle 
fircoscrizioni di Parigi, e, mettendosi bruscamente sul- 
"aIteriti, e portando la mano al berretto, gridò ad alta 
•oce, che ruppe il silenzio dell'austerità e della me- 
tizia : (( Eh bien, monsieur Ip president, voilà le pa- 
isien ! ». 

Vi era in quel saluto nel tempo stesso rispetto e 
aiezza sottilmente arguta; ma vi era in quel saluto, 
ovratutto, la fiducia eroica del popolano adolescente 
i Parigi, di un rappresentante tipico di questa Fran- 
ia prodigiosa, che, nella sua grande anima cosmopo- 
:ta, ha avuto palpiti per tutti gli ideali, ha prodigato 

suo aiuto per tutte le nobili cause, ha •versato il suo 
ingue per la liberazione di tutti i popoli oppressi. 
Ebbene, eccolo il parigino, ecco chi è da secoli abi- 
lato a guardare faccia a faccia il destino; e da secoli 

andato incontro al pericolo, provocandolo, quasi direi, 
isolentendolo, che ha disarmato' l’avversario opponen- 


5 




— 66 — 


dogli la sfida beffarda della sua arguzia, eroica quanto 
la sua stessa bravura. 

Mentre le uniformi grigio-verdi sfilano dinanzi ad 
un generale francese sulla tormentata e gloriosa terra 
di Francia tra l'ammirazione dei foihiSj il richiamo di 
questi episodi che congiungoiio nella difesa d Italia il 
giovane erede della corona britannica ed il piccolo 
soldatino di Paranoia, mi pare che assurga ad un gran¬ 
de significato simbolico, riaffermando Punita che bora 
ed il pericolo vieppiù ritemprano e rinsaldano . unita 
che quanto è più intima tanto più ci rende degni della 
vittoria e vittoriosi del destino. 


Il saluto agli Alleati 


Per questa unità, così solennemente riconsacrata in 
questo giorno segnato dai fati, io, in nome d Italia 
esprimo a tutti la mia commossa gratitudine : — al- 
Plnghilterra, che non poteva inviare più nobile e più 
gradito messaggero di voi. Altezza, a recarci un augu¬ 
sta parola riaffermante l’amicizia col nostro paese, ami¬ 
cizia che, nata in tempi per noi dolorosi, si è venuta 
senipre rinsaldando con intimità di affetto nei giorni 
del dolore ancor più che in quelli del gaudio : — alla 
Francia, alla grande sorella nostra, verso la quale con 
sentimenti di rinnovata ammirazione si protendono i 
cuori di noi e di tutti in questa epica ora in cui sulla 
terra sua si decidono le sorti del mondo : — agli Stati 
Uniti d’America, a questo giovane popolo possente di 
forza e già ricco di gloria, per la divinatrice saggezza 
del suo capo e per la multiforme virtù dei suoi uomini : 
ai popoli che più facilm.ente il nemico sopraffece nella 
lor piccolezza, ma dei quali perciò appunto appare più| 
eroico il sacrificio e più mirabile il valore : a quelle] 

nazioni che dal Baltico alPAdriatico il comune nemico: 



— 07 — 

più opprime e più esse gli oppongono la forza incoer¬ 
cibile della loro coscienza : — ai popoli, che, oppressi 
anche dentro gli stessi confini degli stati nemici, in¬ 
sorgono eroicamente al grido di ((Viva Tlntesa » : — 
a quanti insomma sono con noi nel pensiero e colle 
opere, con Fanimo e con le armi, aspirando nella fra¬ 
tellanza odierna, ad un più giusto e degno domani — 
ritalia col cuore e per la bocca di Roma immortale 
risponde con ardente parola di gratitudine, di solida¬ 
rietà e di fede. 

E si diffonda questo nostro messaggio augurale e 
sappiano gli amici e lo sappiano anche i nemici che 
tenace più che mai nella lotta, fedele più che mai agli 
alleati, oggi come ieri, tutto il Popolo Italiano è schie¬ 
rato intorno al suo Re con un cuore solo ed una vo¬ 
lontà sola i Resistere per vincere, vincere per vivere ! 
{Il discorso del 'presidente del Consiglioj più volte in¬ 
terrotto da applausi^ riscuote alla fine ima calorosa 
ovazione che si rinnova r e pii c alani ente fra uno sven¬ 
tolìo di bandiere e grida inneggianti alVesercito^ alla 
7 narina e ai valorosi alleati). 






'v ' 




L offensiva austriaca 
di giugno 


Discorso pronunziato aita Camera dei Deputati 

Roma, 15 giugno 1918 


Comunico alla Camera che questa notte il nemico 
ha iniziato la sua grande offensiva. Quasi tutto il no¬ 
stro fronte è impegnato, poiché Poffensiva si estende, 
con eguale grandissima violenza, dall’Astico al Brenta, 
dal Brenta al Piave, e lungo il Piave, impegnando, 
dunque, Paltipiano di Asiago, il settore del Grappa e 
la pianura. 

Il bombardamento violentissimo è cominciato alle tre 
di notte, e alle sette l’attacco delle fanterie su tutta 
la linea. 

Le ultime notizie, che ho avuto, e che riassumono la 
situazione alle ore tredici, portano che le nostre truppe 
dovunque hanno magnificamente resistito. {Applausi vi- 
vissìmij generali e prolungatij cui si associano le tri 
bune — Grida di : Viva Pltalia ! Viva l’Esercito !). 

Data la gravità della battaglia, in cui il nemico si è 
impegnato a fondo, ogni atto di millanteria non sa- 




— 70 — 


rebbe conforme a quel senso di misura e di dignità, 
che è uno dei contrassegni della nostra stirpe. (Vims- 
sime approvazioni). 

Questo però si può constatare : che è mancato quel 
primo effetto, che suole seguire le fulminee offensive. 
(Vivissime approvazioni). 

Il fonogramma da me ricevuto, e che riassume la si¬ 
tuazione alle ore tredici, conclude così: «Dal comples¬ 
so delle notizie risulta, adunque, che l’azione interessa 
quasi interamente la sola prima zona di resistenza, e 
che neppure ha potuto nei pochi punti raggiungere l'ef¬ 
fètto, che doveva il nemico sperare dal poderoso bom¬ 
bardamento e dagli ingenti effettivi lanciati all’attacco, 
contro cui le nostre truppe resistono magnificamente ». 
{Vivissimi generali applausi). 

Questo ho voluto comunicare alla Camera. E la Ca¬ 
mera accoglierà queste notizie con serenità degna del¬ 
l’Assemblea, che ha l’onore di rappresentare un sì grande 
popolo {Vivissime approvazioni — Vivi applausi) \ con 
quella serenità, che riposa sulla fiducia, che ci inspirano 
la saggezza del nostro Comando, altrettanto saggio 
quanto modesto {Vivissime app?ovazioni) ed il valore 
dei nostri cari soldati, del cui valore sopratutto, del cui 
onore e della cui fedeltà è mio vanto non aver mai 
dubitato ! {Vivissimij unanimi^ prolungatij reiterati ap¬ 
plausi j cui si associano le tribune. — Grida ripetute di : 
Viva l’Esercito ! Viva l’Italia !). 

PRESIDENTE. {Sorge in piedi. I ministri e i de¬ 
putati si alzano). L’applauso della Camera dimostra 
quale sia l’unanime suo sentimento. {Vivissime^ gene¬ 
rali approvazioni). 

La Camera si compiace altamente delle splendide 
prove di valore date dall’Esercito ; confida in esso, 
attende il risultamento vittorioso dell’opera sua, e pro¬ 
segue serenamente nei suoi lavori. {Vivissime appro¬ 
vazioni — Prolungati e generali applausi). 

CHIARADIA. Mi pare giusto e doveroso, a nome 
anche degli altri colleghi rappresentanti delle provin- 


— 71 — 


eie invase, di dichiarare anzitutto che noi non consen¬ 
tiremo mai ad una pace intermedia, anche se dovesse 
costarci il sacrificio ultimo del nostro territorio. E mi 
pare giusto, poiché noi siamo i primi a porgere, dopo 
il Governo e il Presidente della Camera, un vivissimo 
augurale saluto al nostro soldato, all’esercito, all’ar¬ 
mata. Gridiamo insieme : Viva l’Esercito ! Viva l’Ita¬ 
lia ! {Vivissime apfrovazioni — Vivissimi applausi — 
Grida di : Viva l’Esercito ! Viva l’Italia !)- 






Verso la vittoria 


Tornata del 16 giugno 1918 alla Cannerà dei Deputati 


PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare Tonorevole 
ministro della guerra. 

ZUPELLI, ministro della guerra. [Segni di atten¬ 
zione). Mi onoro di portare a conoscenza della Camera 
alcune notizie circa la grande battaglia impegnata da 
ieri mattina sulla nostra fronte. 

La battaglia, che ha una vastità senza pari perchè 
incomincia dall'Astico e va fino al mare, procede con 
piena soddisfazione nostra. [Vivissime approvazioni). 


Il nemico respinto 


Il nemico, che ha attaccato con forze preponderanti, 
è stato respinto sulla massima parte dei punti. (Vivis 
sime approvazioni?). Dove ha potuto conquistare qual¬ 
che linea secondaria ed avanzata Pha tenuta per poco 
tempo; un valido contrattacco lo ha respinto e siamo 
ritornati alle nostre linee. (/ ministri ed i deputati sor- 





— 74 


gono in 'piedi -- Vivissimij generali e reiterati ap¬ 
plausi — Grida di Viva PEsercito !). 

11 morale delle truppe è elevatissimo. E su questo 
sono concordi tutti i comandanti. (Vivisshne approva¬ 
zioni). 

Il nemico, sebbene sia esso che attacca, ha lasciato 
nelle nostre mani circa tremila prigionieri. [Vivissimi 
applausi). 11 valore di questa cifra è enorme, perchè 
nella difensiva è difficile fare grandi quantità di pri¬ 
gionieri. [Approvazioni). Questo vuol dire- che la rea¬ 
zione da parte nostra è stata veramente eroica. [Vivis¬ 
sime e generali approvazioni). 

Credo di interpretare il desiderio della Camera co¬ 
municando il plauso che ora è partito da tutti i ban¬ 
chi, senza distinzione, [Vivissime approvazioni)^ aU’e- 
sercito ed al suo comandante. [I mmistri ed i deputati 
sorgono nuovamente in piedi — Vivissimi unanimi e 
prolungati applausi — Grida ripetute di : Viva PEser¬ 
cito ! Viva PItalia ! Viva il Re!). 

SIPARI. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

SIPARI. Onorevoli colleghi ! Come sulla terra ed 
in mare si affermano le virtù eroiche dei nostri com¬ 
battenti, così anche nelle regioni delParia il nostro 
tricolore vien condotto alla vittoria. Si apprende in¬ 
fatti che, nella giornata di ieri, contro la perdita di 
soli due nostri apparecchi, sono stati abbattuti ben 
trentun velivoli nemici e due palloni-drago. [Vivissimi 
, applausi). Anche al Corpo aeronautico militare, che 
tante prove di valore ha dato, vada dunque oggi il 
plauso e il saluto riconoscente della Camera italiana. 
(Vivissimi e prolungati applausi). 

CHIESA, commissario generale per V aeronautica. 
Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

CHIESA, commissario generale per V aeronautica. 
Ringrazio Ponorevole Sipari e la Camera delPomaggio 
tributato al Corpo aeronautico. 


— 75 — 


Posso confermare che un dispaccio del Comando su¬ 
periore delPaeronautica dà le seguenti notizie : « Nella 
prima giornata di lotta la nostra aviazione, nonostante 
condizioni atmosferiche sfavorevoli, cooperò validissi¬ 
mamente, con vera abnegazione del personale navi¬ 
gante, all’azione comune. Gli apparecchi abbattuti sono 
oltre trenta. 

« Cinque bombardamenti eseguiti con Caproni e con 
gli Sva^ i collegamenti durante l'azione e le crociere 
e i mitragliamenti a bassissima quota attestano la no¬ 
stra indiscutibile superiorità aerea. 

c( Anche i dirigibili, nonostante le condizioni atmo¬ 
sferiche, eseguirono bombardamenti». {Vivissimi af¬ 
flali si). 

A coloro, che là operarono con tanto ardire* e con 
tanto ferma e tenace volontà, nulla può essere di mag¬ 
gior conforto che il plauso della Camera. {Vive affro- 
V azioni). 

A noi la preparazione coscienziosa; ad essi la gloria 
del Fazione. {Vivissimi e generali af fiausi). 

ORLANDO V. E., fresidente del Consiglioj mini¬ 
stro delVinterno. Gli onorevoli colleghi, che hanno in¬ 
trattenuto la Camera di argomenti più o meno gene¬ 
rali, ma pur gravi, intenderanno la ragione, ed indul¬ 
geranno quindi, che mi vieta di dare ad essi partico¬ 
lari risposte. 

Potrei dire in generale, e non è una espressione di 
galateo parlamentare, ma risponde ad un sentimento 
profondamente sentito, che tutte le considerazioni svol¬ 
te, tutte le idee consacrate negli ordini del giorno, sono 
dal Governo accolte come autorevoli raccomandazioni. 


Ma la Camera intende le ragioni per cui io non posso 
entrare in particolari. Lo ha detto con schiettezza di 
parola, pari alla nobiltà del sentimento, l’onorevole 
Turati or ora : sì, una assemblea può e deve essere 
serena, e l’assemblea italiana è stata ed è serena; ma 
essa non crede necessario di mettersi la maschera della 
severità e di avere l’ipocrisia della serenità. 




- 76 - I 

La Camera italiana non viene meno all’altezza del [ 
sentimento, deH’ora e della missione sua se di quest’ora | . 
riconosce la gravità e se lascia intendere die la gra- |, 
vita, di quest’ora assorbe talmente, richiede talmente 
la raccolta di tutte le energie spirituali e morali per ( 
l’unico fine dalla salvezza della patria che sarebbe ipo- . 
crisia se qui la Camera si attardasse sopra altro argo- ^ 
mento che quello non sia. [Affiausi vivissimi e fro- 

lungati). . . ;0 

Sarebbe ipocrisia. Lo ha detto con così alta e nobile! 
parola l’onorevole Turati or ora: è la storia che passa, ^ 
o signori ! 

Cosa vale la recriminazione, cosa vale la responsa-,^ 
bilità, il «chi ebbe torto, chi ebbe ragione», in questo 
momento? Già lo storico sereno di questi grandi nvve-^^ 
nimenti dovrà riconoscere che essi sono sopravvenuti ^ 
su l’umanità così come il libro della apocalisse prevede 
che sopravverrà il giudizio universale : sicut fuTj quasi 
un ladro notturno, aU’improvviso. 

Nessuno, nessuno può qui venire a vantarsi di aver 
preveduto questo o quest’altro. Ad ogni modo quali che 
siano state le colpe o gli errori, il fatto è semplice, il, 
fatto è brutale. 

Per ora si combatte per la salvezza della nostra pa¬ 
tria e nel tempo stesso si combatte per i destini del- 
Tumanità, che dipendono, forse, e senza forse, dall’e- , 
sito di questa battaglia gravissima, perchè non ci ab-’ 
bandoniamo a nessun facile ottimismo. Noi lottiamo^ 
contro un nemico che ha scatenato tutta la violenza 
della sua forza e dei suoi odi, un nemico il quale sa^ 
il cimento che egli stesso corre, un nemico il quale ha| 
contro di noi la superiorità numerica, che non lascerà 
presa così facilmente. In questa lotta gigantesca, 
cui, attraverso le sorti della patria nostra, può dipem 
dere la sorte di tutta Pumanità, cosa altro c’è da far^J 
se non ridurre anche il dovere nella sua forma la pit 
semplice, la più categorica e la più decisiva: fronteg^^ 
giare il pericolo con tutto Panimo e con tutte le forze, ^ 





— 77 


osi come i nostri soldati ci insegnano ? Perchè in que- 
to momento i nostri soldati sono qui presenti e sono 
►resso di noi come il più grande e il più radioso degli 
sempi! {Applausi vivissimi e prolungati).- 

la patria che si difende. Non è retorica la vibra- 
ione di questo sentimento. Solo il volgare può disco- 
loscere il nesso profondo che passa fra la volontà e 
'idea. la patria, signori, che passa, ed è qualche 
osa che non dipende dal nostro raziocinio, dalla nostra 
cienza ; che non dipende dalle nostre preferenze ; che 
non dipende dai nostri accordi; ma è qualche cosa che 
nelPanimo : la patria noi la sentiamo nel sangue che 
corre nelle vene, la sentiamo nelle vibrazioni che for- 
iiano la nostra coscieaza; si può professare qualunque 
ede religiosa : toccata la patria è toccata l’intima es- 
enza dell’animo nostro ! {Applausi vivissimi e pro- 
'mgati). 


Vunione nazionale 


Ma il partito politico, le idee, la confessione reli- 
iosa, la classe ! La confessione religiosa, in un mo- 
lento in cui probabilmente un portabarella, che era 
n chierico in un seminario, rischia la vita per tirar 
Jori dal campo insanguinato probabilmente il repub- 
licano o l’ateo ! 

La classe sociale, quando il contadino, come tanto 
Desso fa, copre di sè l’ufficiale, che è il proprietario 
l’industriale; quando Tufìiciale, come egualmente 
Desso fa, cerca volontariamente la morte perchè essa 
irva di esempio e di incitamento agli uomini suoi 
applausi) ...Come andare a cercare il partito politico, 
ì distinzioni, le classi sociali in questi momenti in cui 
sangue si confonde ! Le ansie materne e le lacrime 




1 


- 78 - 

non cambiano di naturaj non cambiano di intensità 
solo perchè la madre è la povera donna o è la grande 
dama! {Vi vi ssi m e af'provazi o n i ). 

Noi abbiamo cercato questa unione degli animi. Qual¬ 
cuno ha detto, l’onorevole Labriola con parole gentili 
per me ed affettuose : l’onorevole Orlando è mutato. 
Non sono mutato. Avranno mutato, potranno mutare 
intorno a me situazioni determinate; ma una idea io 
ho avuto da che ho potuto partecipare al Governo della 
cosa pubblica in ore così tragiche; una sola idea ed 
un solo proposito : tenere unite le forze del paese più 
che sia possibile, {AffrovaBioni) andare verso la con¬ 
cordia o quanto meno evitare ogni atto di discordia. 
{Applausi), 

E’ stata sempre questa la mia aspirazione, è stato 
sempre questo il mio ideale. 

Io riconfermo in questo momento un atto di fede, un 
atto di fede che si collega con il miracolo compiuto 
dal Popolo nostro. Ricordiamo quell’abisso che è dif¬ 
ficile misurare, in cui la grande sciagura dell’ottobre 
del ’i 7 aveva fatto cadere il popolo nostro; ricordiamo 
le condizioni tremende in cui esercito e paese si sono' 
trovati, e compariamole con questo magnifico risorgi¬ 
mento di tutta la nazione, con questa magnifica affer- . 
mazione solidale di pensieri e di volontà; e possiamo 
fare un atto di fede consapevole. 

A ogni modo, io lo dissi e lo ripeto qui. Io dissi in i 
occasione memoranda, onorevole Modigliani, riferendo- , 
mi al suo discorso in principio di queste sedute, che il i 
Governo nessuna occasione di una pace giusta ed one¬ 
sta avrebbe lasciato passare. Onorevole Modigliani, io 
l’assicuro sulla mia fede e sulla mia coscienza : nes- . 
suna possibilità si è mai data. Qui, da questo punto di' 
vista, o diplomazia palese o diplomazia segreta, sareb-, 
bero perfettamente la stessa cosa. 

Io affermo, quando so che una storia non lontana 
potrebbe infliggermi una smentita, di cui ben tremenda 
sarebbe la responsabilità; ciò malgrado io affermo: 



— 79 — 


nessuna possibilità, mai, di una pace onorata ci fu of¬ 
ferta, dacché io ho Tonore di sedere a questo posto. E 
quell'offensiva di pace a cui ella si è riferito, anche 
per le origini sue, le rivela lo scopo e la finalità. Sono 
stati proprio i giornali pangermanisti che ne hanno di¬ 
scorso brutalmente, dichiarando (e la parola lo dice) 
che essa serve a scopo di (( offensiva », ed aggiungendo 
che ciò doveva integrare il momento in cui la Fran¬ 
cia piegata, Fltalia piegata, si doveva offrire al nemico 
vinto, (di questo pai lava la Kreiiz Zeitung) si doveva 
offrire al nemico la meno disonorante capitolazione. 

Io dissi e ripeto : fra la capitolazione e la fine del¬ 
l'esistenza di un popolo, preferirei la fine ! {A'p'plausi 
■prolungati). 


Il miracolo compiuto dai soldati 


Onorevoli colleghi, i nostri soldati hanno compiuto 
un miracolo; una prima volta arrestando il nemico sul 
Piave quando nessuno lo credeva possibile, una seconda 
volta resistendo in maniera meravigliosa, magnifica, a 
un^offensiva con tutti i mezzi poderosi di cui si serve 
Fodierna spaventosa tecnica del nemico, sicché in casi 
analoghi qualche sfondamento del fronte per qualche 
chilometro nelle prime 24 ore sarebbe stato bene aspet¬ 
tabile : i nostri soldati hanno magnicamente resistito 
e resistono. Io non lo voglio dire ancora; ma tutto 
Fanimo mio é plasmato in questo senso : ancora qual¬ 
che giorno, e noi avremo vendicato Caporetto !... (/ 

deputati ed i ministri si alzano in piedi — Vivissimi en¬ 
tusiastici e prolungati applausi cui si associano le tri- 
— Grida di : Viva Fltalia I). 

Onorevole Turati, inviterò la Camera a votare sopra 
un ordine del giorno dello stile il più classico e il più 
convenzionale : 



— 8o — 

(( La Cameraj udite le dichiarazioni del Governo, 
passa alPordine del giorno ». 

Lo fo sopratutto incontrandomi col suo invito per 
impedire, con una frase, di mettere in imbarazzo que¬ 
sto o quel partito. 

Vi posso dare atto, vi do atto volentieri, con grati¬ 
tudine, che voi votate contro il Governo, quando in 
quesfaula ci siamo sentiti uniti tutti, di fatto, nel sen¬ 
timento di solidarietà con TEseicito, nel momento in 
cui esso combatte per la difesa della Patria. (Vivissi- 
mij 'prolungati, generali applausi — Moltissimi depu¬ 
tati si recano a congratularsi con Vonorevole ministro). 



La vittoria del Piave 

e degli Altipiani 

Discorso pronunciato a! Senato dei Regno 
Roma, 22 giugno 1918 


L'Esercito italiano ha, in questi giorni, affrontato il 
più formidabile cimento cui sia stato mai esposto du¬ 
rante la guerra. La coincidenza, non certa casuale, 
della riduzione della razione del pane a Vienna con 
l’inizio deiroffensiva contro di noi, dimostra a quale 
legge di ferrea necessità obbedisce il nemico nostro. 
Così tutto l’esercito austriaco, nei suoi elementi effi¬ 
cienti, riordinato a fortemente inquadrato, in guisa da 
eliminare o contenere gli intimi dissensi delle razze, 
animato dal coraggio che dànno le situazioni estreme, 
ha contemporaneamente investito per centoventi chilo¬ 
metri quasi tutto il nostro fronte in una battaglia im¬ 
mane. A quest’urto l’esercito nostro ha vittoriosamente 
resistito. Un’altra battaglia può divampare, più o meno 
prossima;, ma, intanto, noi abbiamo il diritto di regi¬ 
strare una nostra vittoria. (/ senatori si alzano ed af- 
flaudono fragorosa?nente. Grida ripetute^ anche dalle 
tribunej di : Viva l’Esercito ! Viva l’Italia I). 




82 — 


La forza nemica infranta 

Ove, infatti, si pensi ai mezzi giganteschi di cui 
dispone una moderna offensiva i*rf^ grande stile, e alla 
superiorità numerica del nemico sull’intero fronte at¬ 
taccato, in guisa che su taluni punti i nostri soldati 
dovettero resistere a un nemico quattro volte più forte 
e che ha combattuto sempre con valore e qualche volta 
con disperata energia; ove, inoltre, si pensi agli ambi¬ 
ziosi scopi delFofOensiva, quali si rivelano dai docu¬ 
menti ufficiali che son caduto nelle nostre mani, e ai 
risultati concreti di essa, nettamente, disastrosamente 
arrestata nelle zone dei monti e progredita per una 
profondità media di uno o due chilometri in una parte 
della zona del piano, pel nemico, ancor più che un 
insuccesso questa è una sconfitta. [Affiausi). 

Alieni da fatuità e da presunzione, noi. sappiamo che 
ci attendono ancora altre dure giornate, cui andremo 
incontro senza iattanza, animati da una fede che, ap¬ 
punto perchè profonda e cosciente, esclude ogni facile 
e preconcetto ottimismo. 

Ma noi possiamo e dobbiamo accertare e stabilire, 
come verità storiche, alcuni fatti essenziali. 

E, in primo luogo, occorre dissipar subito la erronea 
impressione, per la quale si sarebbe indotti a credere 
che l’offensiva nemica sull’altipiano e sul Grappa sia 
stata soltanto una grande dimostrazione in forza : im¬ 
pressione che potrebbe sorgere dal fatto stesso della 
durata breve di quell’offensiva. La verità è, invece, che 
il nemico anche lassù si scagliò con violenza non mi¬ 
nore che altrove; anche lassù aveva obbiettivi di cui la 
gravità minacciosa non era minore ed era, anzi, forse 
maggiore che altrove. Se non che la natura diversa 
del terreno fece sì che la battaglia si svolgesse e si 





83 - 


esaurisse con un più celere ritmo, quasi contenuta nella 
unità di tempo delle antiche battaglie : una giornata. 
Furono assalti e contrattacchi epici; la difesa della Val 
Brenta, dove strategicamente convergeva lo sforzo ne¬ 
mico, che tendeva a spezzare il nostro fronte, è degna 
di trovare posto tra le più belle battaglie fulminee e 
decisive. {Afflatisi), 

SulPaltipiano di A.siago cooperavano con le forze d’I¬ 
talia quelle d’Inghilterra e di Francia che abbiamo tra 
noi : un’armata di triplice nazionalità, che ha combat¬ 
tuto con tale concorde rispondenza, con sì fraterna fu¬ 
sione di spiriti e di intenti e di manovre quale non 
maggiore può desiderarsi e riscontrarsi in una armata 
nazionale. {Afflatisi mvissimi). 

Con questa sola differenza, forse : che ancor più in¬ 
tensa ardeva la fiamma della emulazione, la quale inci¬ 
tava come ad una gara di valore, meravigliosa gara 
nella quale nessuno dei tre potè superare gli altri, così 
pari fu la tenacia nella resistenza e la foga nell’assalto. 
{Prolungati afflatisi). 

Fui Grappa — il monte della Patria — il nemico 
trovò contro di sè quella ferrea, invitta quarta armata, 
che già dopo la fiera sua ritirata dal Cadore, era riu¬ 
scita a saldamente arginarlo, fra difficoltà che oggi 
stesso, a rievocarle, sembran leggende. Questa volta 
essa ha funzionato come una molla d’acciaio, dalla tem¬ 
pra perfetta : compressa, ha reagito quasi automati¬ 
camente e ha ributtato il nemico, sfracellandolo contro 
le gole e le valli. {Affiausi'). Il legittimo orgoglio del 
generale che la comanda, si è espresso in quest’unico 
desiderio : che il glorioso monte, con le sue ciclopiche 
opere di difesa, sia dallo Stato dichiarato monumento 
nazionale. {Affiausi). E, invero, più che archi mar¬ 
morei e monumenti dorati, le nude pietre del Grappa, 
santificate dal sangue dei nostri eroi, son degne di 
attestare il valore di tutto l’esercito e di esaltarne il 
nome attraverso i secoli ! {Rifetuti af fiausi). 

Ma gratitudine non minore deve la Patria ai difen- 


- 84 - 

sori del Piave. Qui, ben diverse si presentavano le con¬ 
dizioni della battaglia. Margine di un fiume di scarsa 
e discontinua corrente non può esser tenuto con molte 
forze, senza che queste siano destinate ad un massacro 
sicuro, esposte come sono, al fuoco di distruzione e di 
sbarramento. Noi stessi, con semplici pattuglie, quasi 
quotidianamente passavamo il fiume col solo scopo di 
molestia. 

La vera linea di difesa, quindi, doveva essere ed è 
alquanto retrostante; questa linea è stata, dopo aspre, 
alterne vicende, eroicamente mantenuta, mentre per 
lungo tratto il nemico non è neppure riuscito a ricac¬ 
ciarci dagli stessi margini del fiume. [Afflausi rei¬ 
terati). 

Questi mirabili risultati non sarebbe stato possibile 
di conseguire senza un grande valore individuale e un 
grande valore collettivo. E’ la vittoria del piccolo sol¬ 
dato nostro che dopo tre anni di questa lotta terribile 
ha ritrovato intatto nell’animo suo tutto l’entusiasmo 
dei primi giorni della guerra nazionale, la stessa ar¬ 
dente bravura, lo stesso spirito di sacrificio fatto so¬ 
pratutto di fedeltà ai propri capi e alla propria ban¬ 
diera, fedeltà a questa nostra dolce terra feconda e 
generosa, le cui messi biondeggianti ho visto in questi 
giorni nascondere le trincee e coprire i reticolati, quasi 
a mostrare tangibilmente ai soldati che qui si tratta 
di difendere il suolo che ha dato loro la vita e l’ali¬ 
mento, il suolo della Madre Italia. (/ senatori si al¬ 
zano eà ap'plaudono 'prolungatamente. Ripetute grida 
di Viva l’Esercito ! e Viva l’Italia !, a cui si associano 
anche le tribune). 

E rifulge pure il valore collettivo dell’esercito, con¬ 
siderato quale organismo unico e possente; le cui parti 
molteplici, delicate, complesse, come governate da una 
anima sola, come mosse da un’intima armonia di va¬ 
lore e di opere, tendono, con uno sforzo unitario, ad 
un unico scopo supremo. Chi, come me, ha potuto con¬ 
statare con quale mirabile disciplina e con quanta spon- 


lanea precisione gli organi tutti obbediscano alla volon¬ 
tà centrale, ha avuto fremiti di ammirazione per Fil- 
lustre generale comandante Fesercito, che, nel silenzio 
delFardua ed assidua sua opera quotidiana, delFesercito 
è stato il, forte e sicuro restauratore, ed è il condot¬ 
tiero geniale e saggio. {Vilissimi affiausi). 

Ma, sopratutto, questa visione unitaria delForgani- 
smo militare riconduce il pensiero nostro a S. M. il Re. 
{Grida ripetute, entusiastiche di Viva il Re ! ; i sena¬ 
tori, in piedi, applaudono calorosamente ; si associano 
anche le tribune).^ il grande animatore dei nostri sol¬ 
dati, che egli ama come suoi stessi figli, alFAugusto 
Capo del nostro esercito, che è ben degno di riassu- 
rnerne in sè tutte le grandi e nobili virtù. (Vivissimi e 
ripetuti applausi). 


Gli eroi del mare 


Onorevoli senatori, così si affermava per terra il va¬ 
lore italiano ; e, intanto, sul mare, mentre non era an¬ 
cora spenta la grande eco dell’impresa eroica di Fola 
e del comandante Pellegrini, un’altra battaglia avve¬ 
niva, in campo aperto, questa volta. Volontariamente, 
sul libero mare, una squadra di due nostre scialuppe 
assaliva la squadra austriaca, forte di due superdread- 
noughts e dieci cacciatorpediniere. Per lo meno, una 
delle due grandi corazzate fu affondata, e Faltra e uno 
dei cacciatorpediniere resi per lungo tempo inservibili. 
Le navicelle d’Italia rientrarono entrambe incolumi nella 
base di partenza; ed il comandante Luigi Rizzo po¬ 
teva a buon diritto alzare a prua il gagliardetto della 
vittoria, di una vittoria che, pel modo ove fu conse¬ 
guita, può dirsi unica nella storia navale. (/ senatori 
si alzano; vivissimi e ripetuti applausi; grida di Viva 
la Marina ! cui si uniscono anche le tribune). 



86 — 


Onorevoli senatori, è lungi dalPanimo nostro ogni 
senso di tracotanza. Se la stessa nostra superiorità ci¬ 
vile non c’inspirasse spontaneo il sentimento della mi¬ 
sura, l’ora storica die volge, così densa di fati e la 
coscienza che nuove e formidabili prove possono atten¬ 
derci, basterebbero ad imporci un atteggiamento pen¬ 
soso ed austero. {Affrovamoìii).. 

Ma, non di meno, dopo sette mesi di dura disciplina 
e di raccoglimento ansioso, dopo aver lottato contro 
ogni avversità e dolorato per ogni sofferenza, sia lecito 
a questo ^ popolo, anche per un momento solo, di ma¬ 
nifestare un senso di legittimo orgoglio; gli sia lecito 
di esprimere tutta la commozione dell’animo suo, gon¬ 
fio di gratitudine verso i soldati ed i marinai e i capi 
che li guidarono alla vittoria. {Applausi). In onore di 
questi eroi, noi non innalzeremo grotteschi colossi di 
di legno, per infigger chiodi su di essi. {Approvazioni 
vivissime). Noi possiamo, invece, augurare che dal¬ 
l’inesauribile genio italico balzino ancor alla gloria del 
sole un novello artefice divino, che, come Donatello 
nel suo San Giorgio o Michelangelo nel suo Davià^ 
impronti di una eterna immagine di bellezza il simbolo 
del soldato d’Italia che ha pure affrontato un nemico 
non meno temibile del gigante e non meno malefico 
del drago. {Applausi). Adesso questi sentimenti di am¬ 
mirazione e di gratitudine noi teniamo rinchiusi, com¬ 
pressi nel nostro petto, attendendo che per noi e per gli 
alleati scocchi l’ora che ci dia vinta la nostra giusta 
causa; ma non commetteremo un atto di inconsape- j 
vole e folle baldanza, se da qui, in questo momento, I 
a quanti prodi difendono questa Italia immortale sui i 
monti e sul fiume e sul mare o per l’aria : « O figli — 
diciamo — o figli nostri, per quanto avete operato, per 
quanto ancora farete, la Patria vi ringrazia, vi esalta 
e vi benedice ! ». (/ senatori in piedi applaudono fra¬ 
gorosamente e lungamente; si associano anche le tri- ! 
hune ; grida di: Viva TEsercito ; Viva la Marina! Viva, 
l’Italia! Viva il Re!). | 



- 87 - 


PRESIDENTE. (Si alza e con lui si alzano tutti i 
senatori e i ininistri). Non v’ha applauso, che basti, 
al dettoci del Presidente del Consiglio, in onore del 
nostro Esercito e ad ammirazione della strenua resi¬ 
stenza al formidabile attacco. 

Il nemico, respinto in ogni punto, non è più a dubi¬ 
tarne, vedrà fallito il suo piano; e saprà come l’Italia 
lo sfidi alle ultime decisive battaglie. ovazioni). 

Questo attendiamo con ferma fede nella causa del di¬ 
ritto e della giustizia, che vincer deve e vincerà. {Vive 
af'pr ovazioni). 

Intanto l’Italia ha di che andar grata alle sue armi, 
che le dànno di poter oggi dire alteramente all’au¬ 
striaco : Arrèstati, non contaminare altra terra italiana, 
arrèstati, barbaro, e ti arretra. {A f-plausi). 

Giunga l’applauso del Senato al Comandante Supre¬ 
mo dell’Esercito, alle brave truppe nostre e dei nuclei 
alleati, agli aviatori audaci, dei quab si piange una 
recente dolorosa perdita {bene) ; ed abbiano il nostro 
saluto i reparti Czeco-Slovacchi che hanno pagato il 
primo tributo di sangue battendosi al fianco dei nostri 
per la libertà. [A.pprovazioni). 

Al ministro della- marina abbiamo indirizzato le 
espressioni nostre per gli eroici marinai che tutta Ita¬ 
lia glorifica. 

Rendiamo ora il dovuto onore alla forza navale che 
la forza di terra, con pari valore, sussidia. Viva l’Eser¬ 
cito, viva l’Armata, viva il Re. {Vivissimi e ripetuti 
applausi). 



Casa Editrice: Risorgimento 



Tipografia La Pangrafica Bodoniana - MILANO 




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Casa Editrice Risorgimento-Milano 


Pubblicazioni di affuaiifà: 


F. ABBA - Narrano i Martiri . 

On. S. BARZILAI - N Italia in armi .. . 

R. CADDEO - Inni di Guerra e canti patriottici del 

Popolo Italiano - ( 3 a Edizione migfiorata) . . . 

G. CALVINO - devoluzione a base di umazione sociale 
J. CAVALLI - Storia di Trieste. Appendici di S. Bbnco, 

R. Caldeo, A. BaTtara, ( 2 ^ Edizione) .... 
Prof. A. Colombo - Ù Inghilterra nel Risorgimento 
Italiano - Prefazione di V. Ctan. Con Iflustra- 
zioni e copertina a colori ( 2 a Edizione) .... 
X. - La Dalmazia^ Fiume e le altre terre adriatiche 

irredente ... 

IDESICO - La vita di domani nelle terre adriatiche redente 
C. FANTOLI - Romaniay Russia e VItalia. Illustrato. 
G. MARINI - Le rivendicazioni italiane nella grande 

guerra di liberazione. . . . ’ . . 

Prof. E. MELCHIOR! - Austria esecranda ! Poesia 

antiaustriaca . 

Idem - devoluzione del sentimento nazionale e Vepopea 

del Risorgimento .. 

Idem - deterno dramma adriatico . 

Prof.a FRANCESCA MUNDULA - Prigionieri politici 
del nostro Risorgimento attraverso le loro memorie 
P. PECCHI AI - La Patria nostra. Catechismo civile 

degli Italiani. 

M. RICCIO - Il valore dei Sardi in guerra. (Con Illu¬ 
strazioni) . 

L. THOMPSON (Lupo della Montagna) - Il Trentino^ 
La Venezia Giulia e la Dalmazia nel Risorgi¬ 
mento Italiano - Pref. di S. Barzilai .... 
R. KYPLING - La guerra nelle montagne (Illustrato) . 
LA VENEZIA - Illustrazione storica e artistica. Con 

oltre IGO incisioni ... 

G. VIDALI - Col cuore della giovane Italia. Con Prefa¬ 
zione di I. Cap; a. 


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Su questi prezzi va applicato il soprapre.iZO di guerra del 207oj 


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